Nella giornata di lunedì 15 dicembre, a Rimini, si è tenuto un workshop sugli Atlanti del Cibo. Svoltosi nell’ambito di “Oltre la globalizzazione: Traiettorie / Trajectories”, il convegno, XV Edizione della Giornata di Studio “OLTRE LA GLOBALIZZAZIONE”, organizzato da Società di Studi Geografici e Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST) dell’Università di Bologna – Campus di Rimini.
La sessione “Atlante del Cibo: dalla conoscenza alla governance partecipata, tra questioni teorico-metodologiche e politiche pubbliche”, ha messo a confronto esperienze di ricerca che interpretano l’Atlante come dispositivo conoscitivo e politico, capace di restituire la complessità dei sistemi alimentari e di orientare pratiche di governance territoriale, politiche pubbliche e processi partecipativi.
Sara Basso e Maria Cristina D’Oria (Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di Ingegneria e Architettura) hanno presentato il progetto di Atlante del Cibo isontino e transfrontaliero, tra Italia e Slovenia. L’Atlante è pensato come infrastruttura dinamica per esplorare un territorio di confine caratterizzato da forte eterogeneità materiale, simbolica e linguistica. Attraverso mappature multiscalari, pratiche di crowdmapping e dispositivi di governance partecipata, il progetto mira a rendere visibili attori, dipendenze e asimmetrie, promuovendo politiche del cibo capaci di riconoscere la pluralità identitaria dell’Isontino e di costruire nuove solidarietà transfrontaliere.
Sara Basso e Camilla Venturini (Università degli Studi di Trieste) hanno presentato l’Atlante del Cibo di Trieste, pensato per costruire un quadro conoscitivo del sistema alimentare locale attraverso la mappatura di spazi, pratiche, progetti e reti di attori. Il progetto interpreta il cibo come patrimonio, utilizzandolo per rileggere le relazioni tra città ed entroterra carsico, oggi indebolite dall’abbandono agricolo ma ancora attraversate da buone pratiche di prossimità. In un contesto segnato da processi di turistificazione, l’Atlante mira a rendere visibili queste esperienze e a inserirle in un quadro più strutturato. L’approccio si fonda sui concetti di foodscape, foodspace e foodability, intesi come lenti operative per leggere i paesaggi alimentari, le pratiche locali e il potenziale del cibo come leva per politiche di welfare e rigenerazione territoriale.
Annalisa D’Ascenzo (Università Roma Tre – Dipartimento di Studi Umanistici) ha illustrato l’esperienza dell’Historical WebGIS AtLiTeG, dedicato alla lingua e ai testi della cultura gastronomica italiana dal Medioevo all’Unità. Il sistema informativo geografico storico, dinamico e interattivo affronta la complessità della cartografia linguistica e gastronomica attraverso la geolocalizzazione dei lemmi, l’organizzazione in layer e la ricostruzione dei quadri giurisdizionali e geotemporali, offrendo un modello replicabile per Atlanti del Cibo attenti alle dimensioni immateriali e storiche dei sistemi alimentari.
Marta De Marchi e Amerigo Alberto Ambrosi (Università Iuav di Venezia) hanno presentato l’Atlante del Cibo della Laguna di Venezia, concepito per leggere un sistema alimentare frammentato e reticolare, in cui Venezia storica, isole, terraferma e margini metropolitani sono profondamente interdipendenti. L’Atlante lavora su lessico, ingredienti e paesaggi come infrastrutture di conoscenza condivisa, con l’obiettivo di trasformare saperi situati in premesse per pratiche di cura del luogo e forme di governance collaborativa.
Francesca Strano e Cristina Catalanotti (Università Iuav di Venezia) hanno raccontato l’esperienza dell’Atlante del Cibo di Padova, avviato come sperimentazione metodologica in una città priva di un piano del cibo. Inserito nel quadro del progetto OnFoodAtlas, l’Atlante si configura come dispositivo-processo di ascolto e coordinamento tra saperi, pratiche e politiche, capace di far emergere tanto le potenzialità del sistema alimentare locale quanto i vuoti di rappresentanza e le criticità di governance.
Tommaso Tonet, Irene Boccia e Sonia Migliore (Università di Torino) hanno illustrato il ruolo di FirstLife come piattaforma partecipativa di crowdmapping e social networking per la rappresentazione dei sistemi alimentari urbani. Nato dall’esperienza dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana e sviluppato attraverso progetti di scala nazionale, FirstLife supporta la raccolta e la comunicazione interattiva di pratiche e attori del cibo, configurandosi come strumento a supporto delle politiche pubbliche e della governance territoriale.
Dauro Mattia Zocchi (Università degli Studi di Bergamo) è intervenuto sugli Atlanti del Cibo e il foodscouting socioterritoriale, inteso come metodologia di ricerca partecipata e transdisciplinare. A partire da esperienze in Africa Orientale, il contributo ha mostrato come gli Atlanti possano operare come dispositivi epistemici e operativi, capaci di valorizzare i saperi locali, restituire la dimensione socio-territoriale dei patrimoni alimentari e sostenere pratiche di governance partecipata e inclusiva.