Design vs Povertà alimentare. Nuove soluzioni con, per, attraverso il cibo.

Quale contributo la disciplina del Design può offrire per contrastare la Povertà Alimentare? Come può migliorare l’accesso al cibo per le Persone Senza Dimora? Come può migliorare l’uso delle risorse alimentari in contesti di marginalità sociale?

Da queste domande, dal 2014, il team di ricerca del Social Design Lab – del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino – progetta e sperimenta azioni di contrasto al fenomeno attraverso un approccio design-led, pratico e partecipativo, in contesti di estrema marginalità sociale sul territorio italiano.

Il contributo illustra quattro sperimentazioni della ricerca-azione, svolte presso le Case di Accoglienza comunali per Persone Senza Dimora nella città di Torino. I risultati raccolti confermano quanto la Povertà Alimentare sia un problema complesso, stratificato e non risolvibile attraverso un’unica soluzione. Gli interventi suggeriscono che il fenomeno possa essere affrontato tramite differenti azioni su più design domains, agendo sulle dimensioni di empowerment, partecipazione attiva, autodeterminazione e co-progettazione con utenti dei servizi e frontline workers.

Gli autori della ricerca azione sono: Raffaele Passaro e Cristian Campagnaro del Politecnico di Torino.

L’Uovo di Colombo

L’Uovo di Colombo è un workshop didattico di Design With Food realizzato dal Polito Food Design Lab nell’ambito del progetto Fighting Food Waste Design focus.

Dal 2016 al 2023, più di 100 studentesse e studenti di Design del Politecnico di Torino hanno sviluppato strategie e prototipi edibili, agendo in collaborazione con cittadini, cuochi e frontline workers. Nell’arco di cinque giornate di lavoro, il workshop L’Uovo di Colombo promuove lo sviluppo di nuovi concept di prodotti edibili volti a rispondere a bisogni alimentari reali: facilitare l’accesso al cibo da parte di gruppi vulnerabili di cittadini, migliorare la fruizione di prodotti ottenuti da filiere di recupero, allungare la shelf-life della materia prima, promuovendo esperienze di consumo all’insegna dell’innovazione e della creatività.

Progettazione di scenari futuri, sperimentazioni Food Design led secondo un approccio low-tech, metodo, originalità e attenzione alla sostenibilità dei processi sono i fondamentali del processo promosso da L’Uovo di Colombo.

L’esperienza di workshop ha un forte carattere partecipativo e coinvolge direttamente i potenziali utenti, sia quelli finali sia gli operatori dei servizi di prossimità. L’attività progettuale ha spesso luogo direttamente negli spazi che accolgono i processi messi sotto osservazione: case di accoglienza per persone senza dimora, strutture di accoglienza per richiedenti asilo, scuole e centri di comunità.

Il workshop L’Uovo di Colombo è inoltre connesso alla ricerca-azione Abitare il Dormitorio ed è una delle progettualità̀ sperimentali promosse dal Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, in un’ottica di miglioramento della didattica con approcci non formali.

In un’intensa esperienza di learning by doing, studentesse e studenti prendono parte ad azioni concrete che permettono loro esplorare le potenzialità del Design come attivatore di processi trasformativi di equità, democrazia ad impatto sociale. Il referente scintifico del progetto è Cristian Campagnaro, Politecnico di Torino. Coordinano: Raffaele Passaro (dal 2019), Giorgia Curtabbi (dal 2019), Sara Ceraolo (2016-2019).

Alimenta!

Dal 2015, un gruppo di ricercatori del dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino coordina Alimenta, un’iniziativa di food system design volta a facilitare l’accesso al cibo nei dormitori pubblici di Torino. Il progetto, sostenuto e patrocinato dalla Fondazione Progetto Arca onlus, promuove una serie di azioni co-prodotte da una rete di cooperative sociali per contrastare la povertà alimentare che affligge le persone senza dimora. Misura flessibile e continuativa, Alimenta promuove la sicurezza alimentare intercettando tanto le dimensioni materiale e redistributiva del cibo, quanto quelle sanitaria, sociale e psicologica, legate all’individuo e alla collettività.

I ricercatori hanno guidato un processo co-progettuale con gli attori del territorio, promuovendo un approccio sistemico e centrato sull’essere umano, arrivando a definire tre assi di azione. Il primo supporta le cooperative nell’approvvigionamento di risorse per preparare e distribuire pasti nei dormitori, puntando alla qualità e varietà degli alimenti. Il secondo mira all’empowerment delle persone senza dimora lungo tutto l’arco dell’esperienza alimentare, attraverso workshop collaborativi e di capability building. Il terzo riguarda una serie di micro-progettualità finalizzate a testare nuove risposte ai bisogni alimentari dei beneficiari.

Per otto anni, Alimenta ha raggiunto quotidianamente circa 170 beneficiari e ha coinvolto continuativamente 15 stakeholder, contribuendo a migliorare il benessere delle persone e a consolidare un sistema territoriale capace di valorizzare le competenze di tutti gli attori.

Il progetto rappresenta uno strumento di esplorazione della povertà alimentare e ha permesso di rilevare la necessità di un più ampio disegno di policy cittadina che risponda in maniera strutturale alle criticità tuttora esistenti nella vita alimentare delle senza dimora.

Alimenta è coordinato da Giorgia Curtabbi e Cristian Campagnaro del Politecnico di Torino.

I mercati alimentari della città

Torino è una delle città italiane con il maggior numero di mercati all’aperto. Si tratta di una tipologia di approvvigionamento alimentare dalla forte valenza sociale, che contribuisce alla creazione di importanti spazi di aggregazione alla scala di quartiere. Ciò che caratterizza i mercati di Torino, rispetto a quelli della maggior parte delle grandi città italiane, è la loro frequenza quotidiana (nella grande maggioranza dei casi) e la diffusa presenza di spazi riservati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli del territorio. Ogni giorno, esclusi i festivi, è attiva a Torino una media di 32 mercati con banchi di alimentari, ortofrutta e/o ittici. Il giorno della settimana con il maggior numero di mercati attivi è il mercoledì (34), mentre il giorno con meno mercati è il lunedì (30). La dimensione dei mercati alimentari di Torino è molto variabile: dall’enorme mercato di Porta Palazzo (una media di 338 banchi alimentari ogni giorno, dei quali 237assegnati in concessione), ad alcuni piccolissimi mercati composti a volte da un solo banco, la cui sopravvivenza è legata alla possibilità di aumentare la loro efficienza e attrattività economica, così da poter garantire il loro importante ruolo di presidio sociale. Il totale dei posteggi destinati alla vendita di prodotti alimentari in tutti i mercati cittadini, tra posteggi assegnati in concessione con cadenza pluriennale e posteggi «a spunta», cioè assegnati ogni mattina direttamente sul posto, è di 1748, suddivisi tra alimentari generici (491), ortofrutta (880), ittici (73) e produttori (304).

Per comprendere le reali dimensioni – effettive e potenziali – di ciascun mercato, è necessario tenere conto della distinzione tra i posteggi assegnati in concessione decennale ai venditori e i posteggi definiti “liberi”, che possono essere assegnati su base quotidiana a commercianti diversi. La dimensione potenziale di un mercato è quindi data dalla somma dei posteggi in concessione e di quelli liberi. La dimensione effettiva varia invece ogni giorno, in base al numero di posteggi liberi effettivamente assegnati.

Una caratteristica dei mercati comunali torinesi, di grande importanza per la connessione tra la città e i territori rurali circostanti, è la presenza quotidiana di un numero elevato di posteggi riservati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli, provenienti perlopiù dalla fascia collinare a sud ed est della città e dall’area pedemontana.

Il panorama dell’offerta alimentare dei mercati comunali torinesi è completato dai due grandi mercati coperti di Porta Palazzo (Mercato Alimentare IV, detto anche Antica Tettoia dell’Orologio e Mercato Alimentare V), i quali ospitano complessivamente 127banchi, dedicati in prevalenza alla carne, ai formaggi e a prodotti di salumeria/gastronomia. Ai mercati comunali si affiancano inoltre 15mercati dedicati esclusivamente alla vendita diretta da parte dei produttori e organizzati da soggetti privati. I più rilevanti per dimensioni sono organizzati dalle associazioni degli agricoltori (in particolare Coldiretti e Cia), con cadenza mensile o bisettimanale, in alcune piazze del centro storico (Piazza Bodoni, Piazza Vittorio, Piazza Palazzo di Città)

L’Atlante e il progetto “Dal cibo si impara!”

“Dal cibo si impara!” è un progetto di educazione alimentare promosso dal Comune di Torino, a cui l’Atlante sta partecipando in relazione ai temi della sostenibilità.

Il progetto, parte integrante del protocollo d’intesa tra la Città di Torino, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte del M.I.U.R., l’Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Piemonte Liguria e Valle d’Aosta e la Camera di Commercio di Torino è rivolto agli insegnanti delle scuole primarie torinesi. L’obiettivo è formare e informare i docenti tramite un percorso di educazione alimentare che affronti il cibo nelle sue varie dimensioni (salute, ambiente e territorio, cultura…) fornendo loro gli strumenti per riprodurlo nelle proprie scuole, sia in classe – attraverso l’attività didattica – sia nel momento del pasto. La proposta nasce dall’esigenza di supportare le conoscenze in campo alimentare degli insegnanti, che spesso si trovano ad affrontare situazioni complesse, senza possedere adeguati strumenti.

Il programma affronta infatti il tema complesso del cibo da più punti di vista e, con l’apporto di competenze interdisciplinari, tratta aspetti molto diversi, che vanno dai comportamenti, gli stili di vita e il benessere – con un focus sul contenimento dell’obesità infantile – la prevenzione sanitaria, la sicurezza alimentare, l’informazione sulle esigenze nutrizionali e l’etichettatura; dalla storia e geografia raccontate attraverso il cibo, ai temi attuali della sostenibilità e del cambiamento climatico, con l’educazione al consumo, la consapevolezza del rapporto fra cibo e territorio, la conoscenza delle filiere alimentari e il loro impatto sull’ambiente, il diritto di tutti a partecipare alle scelte alimentari e a valorizzare il proprio territorio.

Un insegnante consapevole e propositivo promuove comportamenti sani come il consumo della frutta a metà mattina al posto di merende eccessive e stimola gli alunni in mensa ad assaggiare anche i cibi nuovi; trasmette la sensibilità verso prodotti sostenibili, verso un packaging responsabile, verso la coscienza di quanto le scelte alimentari (più di 200 al giorno) hanno ricadute a tutte le scale: da quella micro del nostro corpo, fin a quella globale.

Il percorso si articola in incontri plenari e momenti partecipati (attraverso la tecnica del word cafè) per garantire la coproduzione della conoscenza e delle attività pratiche da avviare nelle classi. Infatti, l’output principale, oltre a una maggiore sensibilità degli insegnanti rispetto a questi temi, sarà una pubblicazione – distribuita dal Comune in maniera capillare – che raccoglie le attività in una sorta di vademecum a cui ciascun insegnante potrà attingere per costruire un percorso personalizzato di educazione alimentare per la propria classe.

L’Atlante del Cibo al convegno “Una buona mensa è una mensa buona”

Il 6 dicembre 2019 l’Atlante partecipa al convegno dal titolo “Una buona mensa è una mensa buona. Pasti sani e sicuri. Come renderli anche più saporiti?” con la presentazione di una corposa ricerca condotta sul sistema di refezione scolastica delle scuole primarie del Comune di Torino.

Il lavoro, dal titolo “Pasto a scuola e benessere degli allievi – Analisi degli impatti in termini di igiene e sicurezza, nutrizione, sostenibilità ambientale e sociale del servizio di ristorazione scolastica e dei pasti domestici nelle scuole primarie del Comune di Torino” è stato guidato da Egidio Dansero e Alessia Toldo (Atlante del Cibo – CPS, Unito), Auxilia Grassi (DISVET, Unito) e Daniela Converso (Dipartimento di Psicologia, Unito). La ricerca sul campo, che ha coinvolto un campione di 18 scuole del territorio e i 4 centri cottura delle aziende di ristorazione, è stata svolta da un gruppo di giovani ricercatori: veterinari esperti in sicurezza e igiene degli alimenti (Anna Albertetti, Martina Nanotti, Eugenia Rossi); tecnologi alimentari (Davide Consolmagno, Fabio Scarnato, Dario Stabile); sociologi e psicologi della salute (Alessia Cambiano ed Elisabetta Atzeni).

L’obiettivo principale del progetto, condotto in stretta collaborazione con il Comune di Torino, è stata l’elaborazione di indicazioni, suggerimenti e proposte tese al miglioramento del pasto a scuola.
A tal fine, la ricerca – in continuità e coerenza con l’indagine di Customer Satisfaction condotta dal Comune di Torino, si è strutturata intorno a cinque attività principali:

  • La valutazione igienico-sanitaria della preparazione dei pasti del servizio di refezione scolastica, attraverso l’osservazione dell’operato del personale dei centri di cottura per valutare il rispetto delle indicazioni fornite dal Capitolato d’Appalto, dal Pacchetto Igiene e dal Reg. CE 2073/05 (e s.m.i.);
  • L’analisi sensoriale dei pasti del servizio di refezione scolastica, attraverso l’assaggio delle pietanze immediatamente dopo la loro preparazione e in fase di distribuzione delle scuole, al fine di valutare l’evoluzione qualitativa dell’alimento, l’influenza del fattore tempo e individuare le azioni correttive;
  • L’osservazione del momento del pasto, in termini di benessere psicofisico di tutti gli alunni/e;
  • Le interviste qualitative al corpo insegnante, al fine di comprenderne il punto di vista rispetto al pasto a scuola.

EN.FA.SI. 2 L’energia e il fagiolo in sistema

Il progetto realizzato dal Politecnico di Torino e finanziato dal bando POR FESR 07/13 – I.1.3 Innovazione e PMI parte da quanto verificato dallo studio di fattibilità EN.FA.SI. (2011).
Il progetto, a partire dai risultati dello studio di fattibilità EN.FA.SI., ha evidenziato le potenzialità commerciali di linee alternative di commercializzazione del Fagiolo Cuneo. L’obiettivo di EN.FA.SI. 2 è arrivare all’industrializzazione e alla commercializzazione del fagiolo cotto a vapore e disidratato intero oppure di fagioli riconducibili a prodotti di quinta gamma. Alla base dello sviluppo del comparto produttivo si evidenzia la necessità di concentrare l’offerta sviluppando politiche di promozione condivise e trasversali per l’intero settore produttivo. Per ottenere tali obiettivi sono stati applicati a livello industriale i risultati ottenuti dallo studio di fattibilità, ampliando la compagine degli attori sulle fasi di trattamento e di impacchettamento del prodotto.
In particolare si è introdotto un processo di disidratazione a freddo che preserva le caratteristiche organolettiche del prodotto e un processo di impacchetto sottovuoto per compattare il prodotto in fase di trasporto ed evitare il trasporto inutile, oltre che impattante, di volume inutilizzato.
Tutto il progetto è stato seguito e implementato da due organismi di ricerca, con il compito di migliorare gli aspetti in campo (Agroinnova) e gli aspetti legati alle produzioni industriali (Politecnico di Torino). La partecipazione degli O.R. ha permesso inoltre una valutazione imparziale sugli impatti ambientali che la filiera produttiva nel suo complesso genera. Le problematiche ambientali, sono allo stesso tempo le maggiori occasioni di innovazione legate alla filiera del Fagiolo Cuneo.
In particolare sono state applicate a livello industriale le soluzioni individuate durante lo studio di fattibilità, che riguardano: gestione agronomica della coltura (irrigazione e fertilizzazione); prevenzione e difesa della coltura in campo; gestione degli scarti della coltura in campo; la cottura in autoclave, la disidratazione, la selezione, il recupero delle biomasse, la valorizzazione del baccello, l’impacchettamento. Il progetto ha quindi una visione ampia e non settoriale delle singole attività che ciascun partner svolge, ma è un lavoro coordinato con una reale progettazione partecipata da parte di tutti i partner.
Lo studio ha valutato input e output, studiato i fabbisogni energetici, i flussi di materia ed energia per verificare e dimensionare un sistema a impatto zero. Quello che si è mirato ad ottenere è un progetto complesso che coinvolge molte piccole e medie imprese dislocate sul territorio per sperimentare insieme non solo un prodotto nuovo, ma anche un sistema produttivo innovativo.
Il cambiamento programmatico prevede un’evoluzione nei processi produttivi che da lineari (estrazione di risorse, trasformazione e produzione di manufatti e scarti) diventano sistemici e integrati creando una rete di PMI a emissioni zero.

Bando: Progetto finanziato dalla Regione Piemonte – POR FESR 07/13 – I.1.3 Innovazione e PMI – Poli di innovazione

Team: Paolo Tamborrini (resp. scientifico), Silvia Barbero, Eleonora Fiore

Partner: Agroinnova, Arese Franco, Molino Borgo San Dalmazzo, North West Technology

Link: https://issuu.com/politodesignstories/docs/enfasi_web

https://vimeo.com/enfasi

Premi: ADI Design Index 2016 – Ricerca per l’Impresa

 

Secondo Rapporto E-book 2018

Il gruppo di ricerca dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana è lieto di presentarvi il Secondo Rapporto 2018. Questo vvia alcuni approfondimenti “verticali”, di natura tematica (con l’indagine sulle pratiche di contrasto alla povertà e allo spreco alimentare a Torino) e territoriale (con l’analisi del sistema del cibo del Chierese), e prosegue la dimensione di analisi “orizzontale” (attraverso le schede, che affrontano in maniera sintetica ed efficace alcune questioni puntuali) inaugurata con il primo rapporto.

Si può scaricare gratuitamente l’e-book del secondo rapporto, pubblicato con la casa editrice Celid nella collana “Atlante del Cibo di Torino Metropolitana”.

La filiera dei cereali tra mercati globali e progetti locali

I cereali rappresentano probabilmente la principale commodity agricola, sottoposta alle leggi della finanza e del mercato globale più che a quelle dei cicli produttivi e dei territori. Al tempo stesso essi sono però uno degli elementi basilari delle diete alimentari e i loro processi di produzione, trasformazione e consumo connotano culturalmente ed economicamente popolazioni e territori in tutto il mondo.
La produzione di cereali è alla base di altre fondamentali filiere del sistema agroindustriale globalizzato: quella zootecnica e quella energetica, che su scala mondiale sottraggono superfici e risorse idriche sempre maggiori alle produzioni destinate al consumo diretto, con importanti impatti in termini di sostenibilità ambientale e sociale dell’agricoltura.
Nel territorio della Città Metropolitana di Torino le filiere cerealicole presenti in maniera significativa sono due.
La prima è quella del mais, il cereale maggiormente coltivato a livello mondiale, di cui il Piemonte è la terza regione produttrice in Italia (dopo Veneto e Lombardia) e le cui coltivazioni nell’ex provincia di Torino si estendono per oltre 77.000 ha (dati Anagrafe Agricola 2016), distribuiti in prevalenza nella fascia pianeggiante a sud e a nord del capoluogo. I primi tre comuni per superficie coltivata a mais sono Carmagnola, Poirino e Carignano, con oltre 2000 ha ciascuno.
La pianura tra Carmagnola e Chieri, insieme al Chivassese sono le zone in cui si concentra anche la produzione della seconda filiera cerealicola fortemente presente nella Città Metropolitana, ovvero quella del grano tenero, seppure con volumi e superfici decisamente minori rispetto al mais. Con circa 20.000 ha, l’ex provincia di Torino si colloca tra le prime 10 in Italia per la produzione di questo cereale.
Per quanto riguarda il numero di aziende coinvolte, l’intero settore cerealicolo impiega più di 13.500 aziende agricole, con le maggiori concentrazioni, anche in questo caso, negli importanti comuni agricoli completamente o parzialmente pianeggianti di Carmagnola, Cavour, Chieri, Poirino e Carignano.
Nonostante il territorio piemontese sia noto a livello nazionale per la produzione risicola, all’interno dei confini della Città metropolitana sono solo due i comuni nei quali il riso viene prodotto in quantità significative: San Benigno Canavese (con circa 35 ha di risaia) e San Raffaele Cimena (circa 75 ha).
Per concludere è utile menzionare come, nonostante la forte relazione della produzione cerealicola con il sistema dell’agro-industria globalizzata, esistono interessanti progetti di rilocalizzazione della filiera dei cereali attivi nel territorio torinese. Il più vicino al capoluogo è indubbiamente quello della Filiera della Farina di Stupinigi, che si fonda su un patto di filiera tra Coldiretti Torino, il Parco Naturale di Stupinigi, sei aziende agricole all’interno del Parco, il Consorzio Agrario di Piobesi, il Mulino Roccati di Candia Canavese e la Cooperativa, “ARTICOLO 4”, con la supervisione del Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino, hanno recuperato la coltivazione di alcune antiche varietà di frumento panificabile, avviando un’attività di filiera locale di produzione e trasformazione di grano, farina e prodotti da forno.

LA PRODUZIONE DI CEREALI NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO