Nel 2025 il progetto ACuMe – Cuneo Metromontana ha promosso un percorso di Living Lab sul sistema alimentare, concepito come spazio di incontro, formazione, informazione e ascolto attivo del territorio. L’obiettivo è stato quello di attivare un ecosistema collaborativo capace di leggere la complessità del food system locale e orientare lo sviluppo di politiche locali del cibo più sostenibili, eque e integrate.
Dove e quando si sono svolti
I Living Lab si sono svolti a Cuneo, articolandosi in due incontri:
- 26 giugno 2025, con il coinvolgimento prevalente di attori prossimi al Comune di Cuneo;
- 24 settembre 2025, dedicato in modo specifico agli attori operanti nelle Valli.
Agli incontri hanno partecipato complessivamente 42 persone, rappresentative di istituzioni, filiera agroalimentare, terzo settore, mondo della ricerca, educazione e cittadini.
Perché i Living Lab
I Living Lab sono stati attivati per produrre nuova conoscenza sul sistema alimentare, aumentarne la visibilità e supportare le pubbliche amministrazioni nelle politiche del cibo e nella gestione ordinaria. Allo stesso tempo, favorire la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini, promuovere l’integrazione e la cooperazione tra progetti e iniziative sul cibo e accompagnare i processi di governance alimentare locale.
Nel contesto di Cuneo Metromontana, il Living Lab è stato uno spazio:
- che si è bastoa sull’integrazione tra aree urbane (la “metro”) e montane (“montana”) generando un sistema metromontano, in cui città e valli non sono entità separate, ma interdipendenti sul piano alimentare, ecologico, sociale, economico.
- incentrato sull’utente e sull’ecosistema territoriale
- di ascolto attivo delle comunità locali (urbane, rurali e montane);
- di co-creazione di politiche e pratiche alimentari sostenibili;
- di raccolta di indicatori di monitoraggio (monitoraggio partecipato);
- di co-evoluzione dei sistemi locali coinvolti;
- di sviluppo di nuove politiche locali del cibo.
La struttura del percorso
Il percorso dei Living Lab si è sviluppato attraverso una sequenza di esercizi partecipativi:
- Condivisione di una postura culturale, a partire dal concetto di sostenibilità.
- Conoscenza degli attori del sistema alimentare, organizzati in macro-gruppi e funzioni.
- Conoscenza del territorio e della collettività, con l’individuazione dei dati necessari a comprenderne dinamiche e criticità.
- Costruzione di un piano per il cambiamento, articolato su scala macro, meso e micro.
- Avvio della Compagnia di ACuMe, come nucleo stabile di governance partecipata.
I risultati del percorso
1. Una visione condivisa di sostenibilità metromontana
Il primo risultato rilevante è stata la costruzione di una definizione condivisa di sostenibilità, intesa come approccio multidimensionale e accessibile, fondato sull’uso responsabile delle risorse, sull’equità sociale, sulla solidarietà e sul benessere economico diffuso.
Nel contesto di Cuneo Metromontana, la sostenibilità è emersa come un approccio integrato che riconosce le differenze dei territori, ma al tempo stesso l’interdipendenza tra aree rurali e urbane, definibili come uno spazio condiviso di scambio e collaborazione. Si fonda sulla gestione consapevole della complessità sociale, economica e ambientale di un sistema locale.
2. Una mappatura articolata del food system locale
Il percorso ha prodotto una ricognizione ampia e condivisa degli attori del sistema alimentare, includendo:
- filiera agroalimentare (produzione, trasformazione, distribuzione, logistica);
- servizi alimentari e di ristorazione;
- istituzioni pubbliche e organismi di governance;
- terzo settore e associazionismo;
- ricerca, educazione e formazione;
- cittadini e consumatori.
Dall’analisi delle mappe relazionali emerge che le istituzioni emergono come perno centrale del sistema, con un ruolo chiave di regolazione e facilitazione. La società civile è un attore attivo, non solo consumatore. La filiera agroalimentare è fortemente connessa a ricerca, educazione e governance. Restano però debolezze nei legami tra ASL e ricerca/educazione, indicando una possibile lacuna sui temi salute–conoscenza. Infine, la ristorazione collettiva e sociale appare un nodo strategico dove convergono istituzioni e società civile per l’attuazione di politiche e obiettivi di sostenibilità.
3. Un quadro condiviso dei dati da raccogliere
Un risultato concreto è stata l’individuazione di un set articolato di dati e indicatori necessari per comprendere il territorio: accessibilità e disponibilità alimentare (cibo fresco e trasformato, costi dieta sana), produzione e filiere agroalimentari (capacità produttiva, vendita diretta vs GDO), spreco e scarti alimentari (ristorazione e mense, scarti agricoli), agricoltura urbana e orti (orti urbani associativi, orti didattici e personali), ristorazione collettiva e solidale (mense scolastiche sostenibili, mense solidali), salute e alimentazione (disturbi alimentari, associazioni di sensibilizzazione).
Le potenzialità evidenziate sono la grande varietà e ricchezza dell’offerta alimentare locale, da valorizzare e promuovere in chiave di tutela, riduzione degli sprechi e sostenibilità ambientale, anche come leva di comunicazione verso l’estero Mentre i limiti derivano dalla frammentazione territoriale, che si riflette nell’uso delle risorse pubbliche, nell’accesso ai dati e nelle informazioni, oltre all’individualismo tra Comuni e alle difficoltà di coordinamento politico.
4. Piani di azione su più livelli
Il percorso ha portato alla definizione di azioni e traiettorie di cambiamento su tre scale per potenzialità e limiti:
- Potenzialità del territorio/comunità, partendo da L’ampiezza e la varietà dell’offerta alimentare e di produzione del territorio, una ricchezza che va conosciuta, tutelata, promossa, senza sprecarla, ambendo a diventare un territorio a “zero sprechi” e proteggendo la salubrità dell’ambiente importante per comunicare i prodotti all’estero
Macro: creazione del marchio territoriale, politiche di prezzo e spazi a valore sociale; sostegno alle PMI agricole (meno burocrazia, più aiuti); rafforzamento della comunicazione su risorse e finanziamenti; dialogo con enti di ricerca per innovazione tecnica e competenze territoriali.
Meso: miglioramento della comunicazione e della distribuzione in rete; costruzione di una rete “zero waste”; maggiore adesione delle imprese ai Living Lab; valorizzazione delle esperienze già attive.
Micro: campagne di sensibilizzazione contro sprechi e rifiuto organico; maggiore accessibilità ai prodotti locali; educazione all’acquisto consapevole.
Limiti del territorio/comunità, partendo dalla frammentarietà del territorio, nell’uso delle risorse pubbliche, e nell’accesso alle informazioni (dato). L’individualismo tra i Comuni e il crescente problema di coordinamento politico
Macro: attivazione e mantenimento attraverso Living Lab e Atlante del Cibo permanenti; sviluppo di una piattaforma informativa aggiornata e trasparente; premialità GAL per le reti; miglior ascolto e mappatura del territorio.
Meso: rappresentanza equilibrata nei Living Lab; trasparenza nell’uso delle risorse; promozione di reti di imprese come spazio di scambio informativo.
Micro: aumento della trasparenza e della soddisfazione informativa dei cittadini; diffusione di buone pratiche; rafforzamento delle relazioni produttore–consumatore.
A ciascun livello sono stati associati indicatori di risultato (KPI) per misurare l’impatto delle azioni nel tempo.
6. La nascita della Compagnia di ACuMe
Infine, i Living Lab hanno avviato la Compagnia di ACuMe, una comunità multi-attore che riunisce istituzioni, produttori, terzo settore, ricerca e rappresentanti delle Valli.
La Compagnia è pensata come spazio di ascolto e comunicazione territoriale, con l’obiettivo di valorizzare il cibo e la cultura locale. Si potrebbe collegare a eventi cittadini e vallivi di rilievo, come Scrittori in Città, la Fiera del Marrone, Terra Madre e festival di montagna, creando occasioni di incontro e promozione del territorio.
La governance della Compagnia prevede rappresentanti della cooperazione sociale, dei progetti di inserimento lavorativo e degli ecomusei, con incontri del Living Lab due volte l’anno e tavoli tematici trimestrali per approfondire temi specifici.
I report delle riunioni vengono condivisi con Comune, Regione, Living Lab e Comuni delle Valli, e si valuta la creazione di una newsletter per garantire trasparenza e diffusione delle informazioni.
Tra gli aspetti positivi, spiccano le buone pratiche nella riduzione dello spreco alimentare e nelle progettualità di inclusione sociale in agricoltura e artigianato, oltre al dialogo avviato tra Comune e Valli. Tra le criticità, permangono frammentazione delle informazioni, infrastrutture logistiche limitate nelle Valli e comunicazione ancora non capillare
I Living Lab di ACuMe rappresentano così un primo passo concreto verso un sistema alimentare metromontano più coordinato, trasparente e resiliente, capace di valorizzare le risorse del territorio e rispondere ai bisogni delle comunità locali.
