Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino

Il “paniere” dei prodotti tipici della provincia di Torino è un marchio “ombrello” che protegge e garantisce l’origine dei prodotti alimentari tipici della provincia di Torino. Per essere inclusi nel “ paniere” i prodotti devono presentare una serie di caratteristiche:

devono essere prodotti all’interno del territorio della provincia di Torino;
devono essere espressione documentata della tradizione storica locale;
devono essere prodotti con materie prime locali;
devono rappresentare un potenziale per lo sviluppo locale.

I numeri del Paniere:

34 associazioni di produttori;
più di 1000 produttori coinvolti nel progetto;
34 marchi registrati con la denominazione del prodotto;
la partecipazione a fiere e mercati
30 negozi;
circa 20 milioni di euro di fatturato stimato.

Il marchio “Paniere” è un marchio dell’associazione “Paniere dei produttori.”

I mercati alimentari della città

Torino è una delle città italiane con il maggior numero di mercati all’aperto. Si tratta di una tipologia di approvvigionamento alimentare dalla forte valenza sociale, che contribuisce alla creazione di importanti spazi di aggregazione alla scala di quartiere. Ciò che caratterizza i mercati di Torino, rispetto a quelli della maggior parte delle grandi città italiane, è la loro frequenza quotidiana (nella grande maggioranza dei casi) e la diffusa presenza di spazi riservati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli del territorio. Ogni giorno, esclusi i festivi, è attiva a Torino una media di 32 mercati con banchi di alimentari, ortofrutta e/o ittici. Il giorno della settimana con il maggior numero di mercati attivi è il mercoledì (34), mentre il giorno con meno mercati è il lunedì (30). La dimensione dei mercati alimentari di Torino è molto variabile: dall’enorme mercato di Porta Palazzo (una media di 338 banchi alimentari ogni giorno, dei quali 237assegnati in concessione), ad alcuni piccolissimi mercati composti a volte da un solo banco, la cui sopravvivenza è legata alla possibilità di aumentare la loro efficienza e attrattività economica, così da poter garantire il loro importante ruolo di presidio sociale. Il totale dei posteggi destinati alla vendita di prodotti alimentari in tutti i mercati cittadini, tra posteggi assegnati in concessione con cadenza pluriennale e posteggi «a spunta», cioè assegnati ogni mattina direttamente sul posto, è di 1748, suddivisi tra alimentari generici (491), ortofrutta (880), ittici (73) e produttori (304).

Per comprendere le reali dimensioni – effettive e potenziali – di ciascun mercato, è necessario tenere conto della distinzione tra i posteggi assegnati in concessione decennale ai venditori e i posteggi definiti “liberi”, che possono essere assegnati su base quotidiana a commercianti diversi. La dimensione potenziale di un mercato è quindi data dalla somma dei posteggi in concessione e di quelli liberi. La dimensione effettiva varia invece ogni giorno, in base al numero di posteggi liberi effettivamente assegnati.

Una caratteristica dei mercati comunali torinesi, di grande importanza per la connessione tra la città e i territori rurali circostanti, è la presenza quotidiana di un numero elevato di posteggi riservati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli, provenienti perlopiù dalla fascia collinare a sud ed est della città e dall’area pedemontana.

Il panorama dell’offerta alimentare dei mercati comunali torinesi è completato dai due grandi mercati coperti di Porta Palazzo (Mercato Alimentare IV, detto anche Antica Tettoia dell’Orologio e Mercato Alimentare V), i quali ospitano complessivamente 127banchi, dedicati in prevalenza alla carne, ai formaggi e a prodotti di salumeria/gastronomia. Ai mercati comunali si affiancano inoltre 15mercati dedicati esclusivamente alla vendita diretta da parte dei produttori e organizzati da soggetti privati. I più rilevanti per dimensioni sono organizzati dalle associazioni degli agricoltori (in particolare Coldiretti e Cia), con cadenza mensile o bisettimanale, in alcune piazze del centro storico (Piazza Bodoni, Piazza Vittorio, Piazza Palazzo di Città)

La frutta, coltivazione fondamentale per l’agricoltura torinese

Il settore frutticolo è una delle eccellenze riconosciute dell’agricoltura piemontese, per la qualità della produzione e l’ampia diffusione delle coltivazioni.
Nel territorio della Città metropolitana di Torino le aziende agricole con terreni che coltivano fruttiferi sono 2287, pari al 15,9% delle aziende agricole attive sullo stesso territorio (dati Anagrafe Agricola 2016).
La percentuale più cospicua di aziende è attiva nella coltivazione di mele (37,8%), seguita da castagno (21,33%), pesche (19,4%) e actinidia (kiwi) (19,1%).  Tra le altre coltivazioni più diffuse vi sono pere e ciliegie.
La superficie occupata dalla coltivazione di frutta nel territorio metropolitano è di 2995,3 ha, equivalente a meno dell’1,5% del totale della SAU, coerentemente con la natura non estensiva del tipo di coltivazione.
Le superfici maggiori sono occupate da coltivazioni di actinidia (23%), melo (19,6%), nocciolo (16,5%) e castagno (14,4%).
Nonostante il peso relativo in termini di superfici occupate e di aziende attive, rispetto al totale della produzione agricola metropolitana, il settore della frutta è uno dei più rappresentativi del territorio, come testimoniato dalla diffusa presenza di marchi di origine territoriale attribuiti a diverse varietà di frutta del Torinese. Tra i principali: antiche varietà di mele piemontesi (Paniere dei prodotti tipici e Presidio Slow Food e PAT); ciliegie di Pecetto (Paniere prodotti tipici e PAT); amarena di Trofarello (PAT); fragola di San Raffaele Cimena (PAT); fragolina di San Mauro Torinese (PAT); lampone di Rubiana (De.CO); marrone della val Pellice (PAT); marrone della Val Susa (PAT e Paniere); mela Rossa di Cuneo (PAT, prodotta anche nel Pinerolese); Nocciola del Piemonte (IGP); pere delle Valli di Lanzo (PAT); piccoli frutti (Paniere); susine della Collina Torinese (PAT).
L’analisi della distribuzione della produzione frutticola sul territorio ex provinciale mette in evidenza alcune significative specializzazioni territoriali. In particolare:

la produzione di kiwi nel Pinerolese e nel Chivassese
i castagneti in tutte le medie e basse valli alpine
la diffusione dei noccioleti nelle aree collinari al confine con la Provincia di Asti
la coltivazione di mele nella piana Cavourese e intorno a Cumiana
la micro-specializzazione territoriale dei comuni produttori di ciliegie, tra Pecetto Torinese e Moncalieri.

Significativa dal punto di vista dell’economia locale, anche se non evidente dalla carta a causa delle piccole superfici occupate, è inoltre la coltivazione di piccoli frutti nei comuni di alcune vallate alpine, in particolare la Valle Susa, la Val Sangone e la Val Pellice.
Il consumo di frutta locale è uno dei temi più presenti nel dibattito relativo alla filiera corta e alla riduzione della distanza tra produttori e consumatori e all’alimentazione nelle mense scolastiche, dove sono presenti numerosi progetti finalizzati ad aumentare il consumo di frutta tra gli studenti (es. Frutta al mattino).
Secondo le rese medie per ettaro nel territorio del Torinese (dati Regione Piemonte, 2013), i quasi 6000 ha coltivati a mele (solo per fare un esempio) all’interno dei confini della Città Metropolitana possono produrre circa 175.000 tonnellate di frutta (con metodi convenzionali), rappresentando un fondamentale bacino di rifornimento potenziale per gli oltre 20 milioni di pasti erogati ogni anno dalle mense scolastiche dei comuni metropolitani.

DISTRIBUZIONE DELLA SUPERFICIE COLTIVATA A FRUTTA E COLTIVAZIONI PREVALENTI NEI COMUNI DELLA CITTÀ METROPOLITANA (FONTE: REGIONE PIEMONTE, 2016)

 

(Credits immagine di copertina: https://www.pexels.com/it-it/foto/albero-apple-azienda-agricola-cibo-6035/)