Germonte7: Comunità del Cibo e della biodiversità in Valchiusella

Il progetto Germonte7 nasce con l’intento di studiare l’individuazione e l’istituzione delle comunità del cibo.
Il gruppo di lavoro dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana facente parte del Dipartimento Culture, politica e società (CPS) dell’Università di Torino si occuperà nello specifico:

  • attività legate all’inquadramento socio-territoriale della Valchiusella;
  • analisi del sistema del cibo della Val Chiusella e mappa analisi attori e progettualità;
  • ricostruzione dei discorsi sulle erbe e sulle culture tradizionali del cibo; comunità del cibo: strumento, esperienze, potenzialità (e rapporto con altri strumenti e raccordo con politiche locali del cibo);
  • interventi nelle scuole su comunità e politiche locali del cibo.

Il progetto si svolge con il coordinamento del DISAFA (Dipartiemnto di scienze agrarie, forestali e alimentari di UniTo) e la collaborazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e dell’Associazione Club Amici della Valchiusella.

Comunità del Cibo in Valchiusella: il progetto Germonte 7

Nel contesto vallivo torinese, come Atlante del Cibo di Torino Metropolitana c stiamo interessando ad una valle in particolare: la Valchiusella. L’area è stata scelta per implementare il progetto Germonte 7 con l’obiettivo di istituire “una Comunità del cibo e della biodiversità agricola e alimentare, come modello replicabile in altre aree piemontesi. L’obiettivo è tutelare e valorizzare le risorse genetiche locali, vegetali e animali, promuovendo pratiche agricole sostenibili e turismo responsabile”.

Il progetto prevede il coinvolgimento dell’Università di Torino nei dipartimenti di scienze agrarie, forestali e alimentari, nonché di quello di Culture, politica e società; dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Dipartimento di agroecologia) e del Club Amici della Valchiusella.

Nell’evento di lancio tenutosi il 25 novembre ad Alice Superiore – Val di Chy sono stati illustrati da parte del paternariato, i motivi, le opportunità e le possibili ricadute territoriali che possono avere un impatto da questo progetto sulla Valchiusella. È stata, infatti, contestualizzata la zona d’intervento dove vi è la presenza di estensiva e sostenibile che non produce solo cibo: è un presidio del territorio, una cura quotidiana del paesaggio. Inoltre Le praterie permanenti sono il cuore pulsante della valle danno vita a produzioni animali tipiche, custodiscono erbe spontanee preziose e mantengono l’equilibrio tra campi, pascoli e bosco.E non solo: la Valchiusella è ricca di altre produzioni agricole e supportata da studi e conoscenze consolidate.

Un contesto ottimale per creare una Comunità del cibo intesa come ambito territoriale per tutelare e valorizzare la biodiversità agricola e alimentare. Questa promuove pratiche tradizionali, filiere locali sostenibili e una cultura del cibo legata al territorio. Oltre a sostenere risorse genetiche locali e il lavoro di agricoltori e allevatori custodi.

L’obiettivo del progetto si fonda su una serie di attività tra cui lefinizione di un percorso per l’eventuale istituzione delle Comunità del cibo, con caso studio in Valchiusella, il censimento delle realtà piemontesi potenzialmente idonee e lo sviluppo e aggiornamento del sito dedicato all’agrobiodiversità, con una sezione sulle Comunità del cibo e azioni di promozione della Comunità ipotizzata. Si organizzazerà poi per la Giornata nazionale della biodiversità 2026 due eventi tra Pollenzo e la Valchiusella e si attiveranno di iniziative educative nelle scuole previste dalla legge 194/2015.

Una progettualità importante per Atlante del Cibo di Torino Metropolitana che continua l’analisi e la sistematizzazione di sistemi locali del cibo valicando l’area urbana di Torino e addentrandosi nel suo territorio metropolitano come già fatto con il progetto Agritech.

Fondazione della Comunità di Mirafiori

La Fondazione della Comunità di Mirafiori nasce nel 2008 su iniziativa della Compagnia di San Paolo e dell’Associazione Miravolante, un insieme di realtà del Terzo Settore, con l’obiettivo di stabilizzare i risultati del processo di rigenerazione urbana avviato nel decennio precedente. La Fondazione è un ente filantropico senza scopo di lucro, raccoglie fondi pubblici e privati per contribuire a migliorare dal punto di vista ambientale e sociale il quartiere di Mirafiori prediligendo modalità di intervento che coinvolgono attivamente i destinatari. Assi principali di lavoro della Fondazione sono: l’attivazione delle risorse del quartiere; la promozione della sostenibilità e valorizzazione delle risorse ambientali; la sperimentazione di interventi innovativi soprattutto a favore del maggiore protagonismo dei giovani; la valorizzazione della rete economica di prossimità e nel sostegno di opportunità lavorative in quartiere; il potenziamento dell’offerta culturale sul territorio; la capacità di una comunità locale di prendersi cura di sé stessa nell’interesse di tutti, lavorando sull’inclusione sociale.

Tra i suoi progetti, la Fondazione organizza eventi di divulgazione e sensibilizzazione, workshop di cucina, corsi di economia finanziaria, degustazioni, open day e tour guidati; da menzionare sono Mirafood, la comunità Slow Food di Mirafiori; il Patto di comunità; il progetto FUSILLI, con il paniere dei prodotti tipici MaMi; la Spesa Sospesa, raccolta e ridistribuzione eccedenze alimentari; il progetto Grandesco – ImPatto.

Fin dalla sua nascita, la Fondazione segue un approccio inclusivo nella progettazione delle sue attività, pertanto tutti i beneficiari dei servizi sono persone a rischio di esclusione sociale e persone con minori opportunità.

Fondazione Comunità Mirafiori fa parte di PUNTo al Cibo.

Associazione Parco del Nobile

L’Associazione Parco del Nobile è un’associazione di promozione sociale che sviluppa da anni percorsi di educazione ambientale e alla sostenibilità attraverso progetti che coinvolgono scuole, insegnanti, famiglie e ragazzi attraverso laboratori e campi estivi. La sua mission principale è promuovere l’educazione e la sostenibilità ambientale, e l’agricoltura e l’apicoltura urbana.

A questo scopo svolge una serie di progetti, come “Il Buono del Piemonte”, una serie di percorsi didattici sugli orti scolastici e l’apicoltura biologica, in collaborazione con il Consorzio Finagro; il progetto MaMI (Made in Mirafiori), nell’ambito del progetto FUSILLI; il patto di Collaborazione “Spazio WOW” a Mirafiori per la promozione della tutela degli insetti impollinatori; il progetto Policolture, che prevede attività formative, didattico-educative ed eventi pubblici sul tema della produzione del cibo; il progetto Mirafood – Comunità del Cibo di Mirafiori Sud; e infine la costituzione dell’associazione di II livello ORME – Orti metropolitani torinesi.

L’Associazione Parco del Nobile fa parte di PUNTo al Cibo.

 

Prodotti sostenibili nella distribuzione torinese

Il progetto, avviato a gennaio 2022, indaga la distribuzione e il consumo di prodotti alimentari sostenibili a Torino attraverso interviste somministrate a un campione di popolazione torinese e di gestori di negozi specializzati, in merito a conoscenze, atteggiamenti e pratiche legate al cibo biologico, equo-solidale e sfuso.

A questa prima indagine si affianca la rilevazione della disponibilità di prodotti sostenibili (53 tipi, fra: equo-solidale/fair trade, bio/biologico, no ogm, allevamento/pesca sostenibile, no pesticidi, no trattamenti, rispetto dell’ambiente, rispetto delle api, packaging sostenibile, agricoltura integrata) nella grande distribuzione organizzata e nei mercati cittadini. Per ogni prodotto selezionato viene rilevata, oltre alla marca, la presenza di strumenti di segnalazione (come la cartellonistica), la posizione in scaffali generici o in settori destinati a specifiche tipologie di prodotti.

La ricerca è coordinata da Carlo Genova e Alessia Toldo, del gruppo Atlante del Cibo – Unito.

Food Smart Cities for Development

Fra il 2014 e il 2016, il Comune di Torino ha preso parte, insieme a numerose città e organizzazioni a livello internazionale, al progetto europeo Food Smart Cities for Development (Food4dev), guidato dal Comune di Milano.

Gli obiettivi riguardavano la sensibilizzazione dei cittadini e delle cittadine alle politiche di cooperazione (con un focus specifico sulla cooperazione decentrata) sui temi della sicurezza alimentare e dello sviluppo sostenibile e la creazione di una rete di Food Smart Cities in grado di orientare le autorità locali e le organizzazioni non governative verso l’individuazione e l’implementazione di politiche locali legate al cibo. Nello specifico, la città di Torino ha lavorato alla costruzione di conoscenza a partire dalla mappatura delle buone pratiche sui temi del cibo sano, sostenibile ed equo, e ha contribuito alla riflessione sulla food policy torinese.

Nell’ambito di questo progetto è nata la riflessione e l’azione di advocacy che ha portato la Città di Torino – prima realtà italiana – a inserire il Diritto al cibo nel proprio Statuto Municipale (articolo 2), al fine di garantire “permanente e libero accesso a un cibo di qualità, sufficiente, nutriente, sano e accettabile da un punto di vista culturale e religioso, il soddisfacimento mentale e fisico, individuale e collettivo, necessario a condurre una vita degna”.

Sempre nell’ambito di questo progetto è stata sviluppata la mappatura di pratiche torinesi legate a un sistema del cibo più sostenibile e giusto, raccolte nella pubblicazione in open access “Turin Food Policy. Buone pratiche e prospettive” a cura di Maria Bottiglieri, Giacomo Pettenati e Alessia Toldo.

5 febbraio 2020. Giornata Nazionale Contro lo Spreco Alimentare

In occasione della ‘Giornata Nazionale Contro lo Spreco Alimentare’, mercoledì 5 febbraio l’Atlante, Città Metropolitana, Food Pride e i principali attori torinesi del contrasto allo spreco si confronteranno per fare il punto sulle politiche e le azioni messe in campo nella città di Torino e in tutta l’area metropolitana.

L’appuntamento è a Palazzo Cisterna dalle ore 9,45, si comincerà con una Call-Azione in Sala Marmi a base di cibo recuperato offerta per l’occasione dal Gusto del Mondo e Food Pride Kitchen Lab.

Food Waste Camp è il nome dell’iniziativa che punta a riunire tutti quei “piccoli” soggetti del terzo settore che tutti i giorni sono impegnati a contrastare uno dei fenomeni più inquietanti dei nostri giorni che, dati alla mano, genera ripercussioni negative a livello sociale, ambientale ed economico.

L’obiettivo del Camp è quello di favorire la conoscenza tra le realtà attive nell’area torinese, scambiarsi idee e prospettive provando a misurarsi con attori e realtà diverse. Infatti tra gli ospiti ci saranno anche Paolo Azzurro (coordinatore tecnico-scientifico del progetto ANCI-MATTM sulla prevenzione degli sprechi alimentari) e Michele Pancaldi (coordinatore del progetto Ecowaste4Food di Ferrara).

Seguirà la tavola rotonda con gli attori del territorio.

L’Atlante e il progetto “Dal cibo si impara!”

“Dal cibo si impara!” è un progetto di educazione alimentare promosso dal Comune di Torino, a cui l’Atlante sta partecipando in relazione ai temi della sostenibilità.

Il progetto, parte integrante del protocollo d’intesa tra la Città di Torino, l’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte del M.I.U.R., l’Azienda Sanitaria Locale Città di Torino, L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Piemonte Liguria e Valle d’Aosta e la Camera di Commercio di Torino è rivolto agli insegnanti delle scuole primarie torinesi. L’obiettivo è formare e informare i docenti tramite un percorso di educazione alimentare che affronti il cibo nelle sue varie dimensioni (salute, ambiente e territorio, cultura…) fornendo loro gli strumenti per riprodurlo nelle proprie scuole, sia in classe – attraverso l’attività didattica – sia nel momento del pasto. La proposta nasce dall’esigenza di supportare le conoscenze in campo alimentare degli insegnanti, che spesso si trovano ad affrontare situazioni complesse, senza possedere adeguati strumenti.

Il programma affronta infatti il tema complesso del cibo da più punti di vista e, con l’apporto di competenze interdisciplinari, tratta aspetti molto diversi, che vanno dai comportamenti, gli stili di vita e il benessere – con un focus sul contenimento dell’obesità infantile – la prevenzione sanitaria, la sicurezza alimentare, l’informazione sulle esigenze nutrizionali e l’etichettatura; dalla storia e geografia raccontate attraverso il cibo, ai temi attuali della sostenibilità e del cambiamento climatico, con l’educazione al consumo, la consapevolezza del rapporto fra cibo e territorio, la conoscenza delle filiere alimentari e il loro impatto sull’ambiente, il diritto di tutti a partecipare alle scelte alimentari e a valorizzare il proprio territorio.

Un insegnante consapevole e propositivo promuove comportamenti sani come il consumo della frutta a metà mattina al posto di merende eccessive e stimola gli alunni in mensa ad assaggiare anche i cibi nuovi; trasmette la sensibilità verso prodotti sostenibili, verso un packaging responsabile, verso la coscienza di quanto le scelte alimentari (più di 200 al giorno) hanno ricadute a tutte le scale: da quella micro del nostro corpo, fin a quella globale.

Il percorso si articola in incontri plenari e momenti partecipati (attraverso la tecnica del word cafè) per garantire la coproduzione della conoscenza e delle attività pratiche da avviare nelle classi. Infatti, l’output principale, oltre a una maggiore sensibilità degli insegnanti rispetto a questi temi, sarà una pubblicazione – distribuita dal Comune in maniera capillare – che raccoglie le attività in una sorta di vademecum a cui ciascun insegnante potrà attingere per costruire un percorso personalizzato di educazione alimentare per la propria classe.

I Gruppi di Acquisto Solidale, forme di acquisto collettivo nella città metropolitana

Gruppi di cittadini che si organizzano per acquistare collettivamente prodotti di vario genere, in particolare alimentari, adottando il principio di solidarietà come principio guida nella scelta dei prodotti e nei rapporti con i produttori, rappresentano anche nella Torino metropolitana una delle forme più significative dell’economia solidale e delle piccola distribuzione auto-organizzata.

A fronte dell’identificazione di alcuni criteri di consumo condivisi tra cui la promozione dell’acquisto da filiera corta, la scelta di sistemi produttivi a minor impatto ambientale, il desiderio di costruire una relazione diretta con i produttori, la selezione di cibi freschi e di stagione, la ricerca di un prezzo equo sia per i produttori che per i consumatori (Saroldi, 2001) [1], i gruppi di acquisto solidale (GAS) nella Città Metropolitana di Torino si sono poi strutturati in diverso modo.

Gas

Le dimensioni sono variabili, da un gruppo di poche famiglie di amici, vicini, colleghi ad aggregazioni costituite da oltre un centinaio di famiglie. Variano anche le forme costitutive con vari gradi di riconoscimento dall’informale al formale e le modalità di gestione/organizzazione interna sempre e comunque basare sul principio della collaborazione in forma volontaria (Novelli, Corsi, 2016) [2].

Il fenomeno ha iniziato ad affermarsi nella città metropolitana verso la fine degli anni 90, in coerenza con quanto avvenuto nel contesto nazionale, a partire piccoli gruppi che tendenzialmente già condividevano alcuni interessi e provenienti dal mondo dell’associazionismo cattolico, studentesco, sportivo, dai circuiti del commercio equo-solidale, dalle organizzazioni operanti nell’ambito della finanza etica e della cooperazione internazionale (Dansero et al., 2016) [3]. L’ampliamento, così come la selezione dei produttori funziona principalmente tramite il “passaparola”.

L’organizzazione spesso informale dei GAS e il loro tasso rende tuttavia difficile avere una quantificazione puntuale del fenomeno. Incrociando i dati provenienti da un primo censimento di tali attività effettuato nel corso del progetto di ricerca AFNIA [4] e da un lavoro di mappatura condotto dagli studenti di Scienze Gastronomiche [5], i GAS presenti sul territorio sono 121  se si considerano Torino e Provincia.
73 di essi hanno sede a Torino, 21 nei comuni della prima cintura e 12 in quelli della seconda cintura. I GAS rimanenti si concentrano intorno ai centri urbani di Ivrea e Pinerolo e in Val Susa, Pellice e Germanasca.

Spesso i gruppi presenti all’interno di una stessa città o in zone limitrofe si mettono in rete con lo scopo di scambiarsi informazioni sui produttori, fare ordini collettivi come nel caso di prodotti come olio e arance provenienti da regioni italiane più distanti, promuovere iniziative sociali. Nella città di Torino Metropolitana sono attualmente presenti tre coordinamenti: Gas Torino,  SanSalvaGas e la Rete Economia Solidale To-Ovest (RES.TO).


[1] Saroldi A. (2001), Gruppi di acquisto solidali. Guida al consumo locale. Bologna, Edizioni Emi.

[2] Novelli S., Corsi A., (2016), Il valore economico del lavoro volontario nei Gruppi di Acquisto Solidale, Agriregionieuropa, 12, 46
https://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/46/il-valore-economico-del-lavoro-volontario-nei-gruppi-di-acquisto-solidale

[3] Dansero E., Pettenati G., Toldo A. (2016), Si proche et pourtant si loin. Etudier et construire la proximité alimentaire à Turin, in Mundler P. e Rouchier J. (a cura di), Alimentation et proximité: jeux d’acteurs et territoires, Digione, Educagri, pp. 307-322.

[4] Alternative Food Network: an interdisciplinar assessment. Il progetto, realizzato dal 2014 al 2016 ha analizzato gli Alternative Food Network attraverso 4 diverse prospettive disciplinari: economica, ambientale, sociale e territoriale, coinvolgendo il Dipartimento di Economia Cognetti de Martiis, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, Il Dipartimento Culture, Politica e Società dell’Università degli Studi di Torino.

[5] Il lavoro di mappatura dei GAS è stato effettuato all’interno dell’esercitazione del Corso in Systemic Food Design del Prof. Fassio. F., Corso di Laura Magistrale in Promozione e Gestione del Patrimonio Gastronomico e Turistico, Unisg.

Analisi e progettualità per la gestione del fondo di caffè secondo l’approccio sistemico

Il progetto di ricerca, realizzato dal Politecnico di Torino e finanziato da Lavazza SpA, è focalizzato sulla valorizzazione sistemica del fondo di caffè.
La fase progettuale è incentrata sui fondi di caffè prodotti dal sistema BAR dell’area Torinese, i quali sono più omogenei e facili da reperire rispetto a quelli del sistema CASA. Lavazza fornisce circa il 60% dei BAR della Provincia di Torino (circa 600), producendo 470 ton di fondo di caffè scartato.
La ricerca ha delineato molteplici valorizzazioni dei materiali di scarto dell’intera filiera:

  • estrazione dei lipidi per la produzione di cosmetici e i detergenti;
  • proprietà nutritive e farmaceutiche;
  • coltivazione di funghi commestibili;
  • dal processo di estrazione si ottiene anche una pasta compatta che viene poi impiegata nella coltivazione di funghi (Pleurotus), con ottime proprietà nutritive e farmaceutiche;
  • fertilizzazione naturale in agricoltura dopo la coltivazione dei funghi, lo stesso substrato viene utilizzato per la produzione di vermicompost;
  • produzione di carta integrando la parte di cellulosa di riciclo con il fondo di caffè;
  • estrusione del fondo per ottenere filati e bioplastiche;
  • utilizzo nella bioedilizia come mattoni