Osservatorio Rurale

L’Osservatorio Rurale dell’IRES Piemonte monitora l’evoluzione dello scenario nel quale agisce a scala regionale la PAC (politica agricola e di sviluppo rurale dell’Unione Europea), al fine di evidenziare i cambiamenti dei fabbisogni di intervento e delle esigenze valutative. L’attività dell’Osservatorio è dunque propedeutica e di accompagnamento alla programmazione e valutazione delle politiche agricole e di sviluppo rurale della Regione Piemonte. Il progetto ha natura continuativa nel tempo. I campi principali di analisi dell’Osservatorio sono: l’evoluzione dello scenario del settore agroalimentare; le tendenze in atto nelle aree rurali per quanto riguarda la demografia, i servizi essenziali, l’infrastrutturazione digitale e il turismo; l’evoluzione del quadro di policy, con approfondimenti dedicati al governo locale e allo stato di avanzamento della programmazione europea. Di particolare rilievo sono: la collaborazione con il CREA PB (Istituto nazionale di ricerca sulle politiche agicole e la bioeconomia), con il quale è stato siglato un accordo di collaborazione, il dialogo con gli Atenei e i principali attori del settore agroalimentare e del territorio rurale. Ogni anno pubblica il Rapporto Piemonte Rurale, realizza analisi monografiche su argomenti di volta in volta determinati anche in base alle esigenze della committenza regionale, partecipa a seminari e scrive articoli da pubblicare attraverso i canali utilizzati dall’IRES e dalla Regione Piemonte o su riviste scientifiche.

Il responsabile del progetto è Stefano Aimone, il gruppo di lavoro è formato da Marco Adamo, Stefano Cavaletto, Enrico Gottero, Stefania Tron. È finanziato dalla Regione Piemonte a valere sull’Assistenza tecnica FEASR.

Agricoltura e paesaggio

Il progetto di ricerca “Studi e ricerche sugli effetti ambientali e paesaggistici delle politiche rurali e sulle politiche emergenti per l’agricoltura urbana, con applicazioni al territorio della Regione Piemonte” è sviluppato nell’ambito dell’accordo attuativo triennale (2021-2024) della convenzione quadro tra l’IRES PIEMONTE e il Politecnico di Torino (DIST) per lo svolgimento di attività di ricerca e collaborazione di carattere scientifico. Il progetto è articolato nelle seguenti linee di ricerca: a) Supporto alla valutazione del Programma di Sviluppo Rurale 2014‐2020 (PSR) della Regione Piemonte per quanto concerne le priorità di natura ambientale (biodiversità, risorse naturali e cambiamento climatico) e, più in generale, gli effetti ambientali e paesaggistico-territoriali della PAC in Piemonte; b) Valutazione degli effetti della PAC sul paesaggio rurale a scala locale; c) Studi sull’agricoltura urbana e periurbana e per il trasferimento degli indirizzi internazionali a livello locale e regionale.

Il gruppo di ricerca è costituito da Claudia Cassatella (referente scientifico dell’accordo per il DIST), Stefano Aimone (Responsabile Area di ricerca Sviluppo rurale e sistema agroalimentare, nonché referente dell’accordo per IRES ) ed Enrico Gottero (assegnista di ricerca presso il DIST).

Alimenta!

Dal 2015, un gruppo di ricercatori del dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino coordina Alimenta, un’iniziativa di food system design volta a facilitare l’accesso al cibo nei dormitori pubblici di Torino. Il progetto, sostenuto e patrocinato dalla Fondazione Progetto Arca onlus, promuove una serie di azioni co-prodotte da una rete di cooperative sociali per contrastare la povertà alimentare che affligge le persone senza dimora. Misura flessibile e continuativa, Alimenta promuove la sicurezza alimentare intercettando tanto le dimensioni materiale e redistributiva del cibo, quanto quelle sanitaria, sociale e psicologica, legate all’individuo e alla collettività.

I ricercatori hanno guidato un processo co-progettuale con gli attori del territorio, promuovendo un approccio sistemico e centrato sull’essere umano, arrivando a definire tre assi di azione. Il primo supporta le cooperative nell’approvvigionamento di risorse per preparare e distribuire pasti nei dormitori, puntando alla qualità e varietà degli alimenti. Il secondo mira all’empowerment delle persone senza dimora lungo tutto l’arco dell’esperienza alimentare, attraverso workshop collaborativi e di capability building. Il terzo riguarda una serie di micro-progettualità finalizzate a testare nuove risposte ai bisogni alimentari dei beneficiari.

Per otto anni, Alimenta ha raggiunto quotidianamente circa 170 beneficiari e ha coinvolto continuativamente 15 stakeholder, contribuendo a migliorare il benessere delle persone e a consolidare un sistema territoriale capace di valorizzare le competenze di tutti gli attori.

Il progetto rappresenta uno strumento di esplorazione della povertà alimentare e ha permesso di rilevare la necessità di un più ampio disegno di policy cittadina che risponda in maniera strutturale alle criticità tuttora esistenti nella vita alimentare delle senza dimora.

Alimenta è coordinato da Giorgia Curtabbi e Cristian Campagnaro del Politecnico di Torino.

Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino

Il “paniere” dei prodotti tipici della provincia di Torino è un marchio “ombrello” che protegge e garantisce l’origine dei prodotti alimentari tipici della provincia di Torino. Per essere inclusi nel “ paniere” i prodotti devono presentare una serie di caratteristiche:

devono essere prodotti all’interno del territorio della provincia di Torino;
devono essere espressione documentata della tradizione storica locale;
devono essere prodotti con materie prime locali;
devono rappresentare un potenziale per lo sviluppo locale.

I numeri del Paniere:

34 associazioni di produttori;
più di 1000 produttori coinvolti nel progetto;
34 marchi registrati con la denominazione del prodotto;
la partecipazione a fiere e mercati
30 negozi;
circa 20 milioni di euro di fatturato stimato.

Il marchio “Paniere” è un marchio dell’associazione “Paniere dei produttori.”

I mercati alimentari della città

Torino è una delle città italiane con il maggior numero di mercati all’aperto. Si tratta di una tipologia di approvvigionamento alimentare dalla forte valenza sociale, che contribuisce alla creazione di importanti spazi di aggregazione alla scala di quartiere. Ciò che caratterizza i mercati di Torino, rispetto a quelli della maggior parte delle grandi città italiane, è la loro frequenza quotidiana (nella grande maggioranza dei casi) e la diffusa presenza di spazi riservati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli del territorio. Ogni giorno, esclusi i festivi, è attiva a Torino una media di 32 mercati con banchi di alimentari, ortofrutta e/o ittici. Il giorno della settimana con il maggior numero di mercati attivi è il mercoledì (34), mentre il giorno con meno mercati è il lunedì (30). La dimensione dei mercati alimentari di Torino è molto variabile: dall’enorme mercato di Porta Palazzo (una media di 338 banchi alimentari ogni giorno, dei quali 237assegnati in concessione), ad alcuni piccolissimi mercati composti a volte da un solo banco, la cui sopravvivenza è legata alla possibilità di aumentare la loro efficienza e attrattività economica, così da poter garantire il loro importante ruolo di presidio sociale. Il totale dei posteggi destinati alla vendita di prodotti alimentari in tutti i mercati cittadini, tra posteggi assegnati in concessione con cadenza pluriennale e posteggi «a spunta», cioè assegnati ogni mattina direttamente sul posto, è di 1748, suddivisi tra alimentari generici (491), ortofrutta (880), ittici (73) e produttori (304).

Per comprendere le reali dimensioni – effettive e potenziali – di ciascun mercato, è necessario tenere conto della distinzione tra i posteggi assegnati in concessione decennale ai venditori e i posteggi definiti “liberi”, che possono essere assegnati su base quotidiana a commercianti diversi. La dimensione potenziale di un mercato è quindi data dalla somma dei posteggi in concessione e di quelli liberi. La dimensione effettiva varia invece ogni giorno, in base al numero di posteggi liberi effettivamente assegnati.

Una caratteristica dei mercati comunali torinesi, di grande importanza per la connessione tra la città e i territori rurali circostanti, è la presenza quotidiana di un numero elevato di posteggi riservati alla vendita diretta da parte dei produttori agricoli, provenienti perlopiù dalla fascia collinare a sud ed est della città e dall’area pedemontana.

Il panorama dell’offerta alimentare dei mercati comunali torinesi è completato dai due grandi mercati coperti di Porta Palazzo (Mercato Alimentare IV, detto anche Antica Tettoia dell’Orologio e Mercato Alimentare V), i quali ospitano complessivamente 127banchi, dedicati in prevalenza alla carne, ai formaggi e a prodotti di salumeria/gastronomia. Ai mercati comunali si affiancano inoltre 15mercati dedicati esclusivamente alla vendita diretta da parte dei produttori e organizzati da soggetti privati. I più rilevanti per dimensioni sono organizzati dalle associazioni degli agricoltori (in particolare Coldiretti e Cia), con cadenza mensile o bisettimanale, in alcune piazze del centro storico (Piazza Bodoni, Piazza Vittorio, Piazza Palazzo di Città)

UrbanFarm 2020 second edition: call for projects!

Siamo lieti di presentarvi la seconda edizione di UrbanFarm2020, la sfida lanciata a tutti gli studenti per la progettazione di città più sostenibili e di riflesso di economie nuove e alternative. Qui di seguito tutti i dettagli per la partecipazione forniti dagli organizzatori.

“This challenge, open to University students from several disciplines and from all over the world, will address the design of urban agriculture projects in three locations. The challenge, organized by the University of Bologna Alma Mater Studiorum, is also supported by the International Society for Horticultural Sciences. On the website, further information about the awards and components of both the International Jury and the Scientific committee are also available.

The registration is open until December 1st, when also the first submission (project concept and introductory video) is foreseen. A second deadline will be on January 20th, for the full project submission and final video. Selected teams will be able to present their innovative project at the International Fair NovelFarm2019, that will take place in Pordenone (Italy), on February 19-20, 2020.

For students willing to join but not yet involved in a team, a support is available on the facebook page Find You Team or by writing to urbanfarm@unibo.it“

AFNIA – Alternative Food Networks: an Interdisciplinary Assessment

Nel dibattito internazionale relativo ai food studies, si indicano come Alternative Food Networks (AFN) le reti agroalimentari alternative alla filiera convenzionale del cibo, strutturata a partire dalle esigenze della produzione agroindustriale e della grande distribuzione organizzata.

Queste reti alternative assumono forme e significati molto diversi a seconda dei contesti territoriali, culturali ed economici nei quali prendono forma. Tuttavia vengono solitamente identificate come AFN quelle pratiche caratterizzate da una prossimità fisica, organizzativa o valoriale tra produttori e consumatori. Appartengono quindi a questa categoria i farmers’ market, i gruppi di acquisto solidale, la vendita diretta nelle aziende agricole, i food hub, ma anche le filiere lunghe del commercio equo e solidale.

La ricerca AFNIA 2014/2016 ha indagato la diffusione e le caratteristiche delle Alternative Food Networks in Piemonte, con un approccio di ricerca fortemente interdisciplinare, che ha messo in relazione e ambisce ad integrare quattro prospettive differenti:

  • economica attraverso la quale sono state approfondite le determinanti della scelta dei produttori di vendere i propri prodotti attraverso gli AFN, la sostenibilità economica delle reti alternative e le motivazioni non economiche della preferenza di una parte dei consumatori per questo tipo di modalità di acquisto di cibo;
  • sociologica attraverso la quale si è decostruito il concetto di qualità del cibo diffuso attraverso gli AFN, approfondendo in particolare il modo in cui la definizione che i consumatori danno di qualità influenza le pratiche di produzione e distribuzione nelle reti alternative, con un riferimento specifico ai prodotti ortofrutticoli e alla carne;
  • ambientale-agronomica attraverso la quale è stato valutato l’effettivo impatto ambientale dell’intera filiera delle reti alternative, dalla produzione all’acquisto da parte dei consumatori finali, effettuando una comparazione con le pratiche convenzionali;
  • territoriale-geografica che ha mappato, da un punto di vista spaziale e relazionale, le reti agroalimentari alternative in Piemonte, approfondendo il loro possibile ruolo verso una ri-territorializzazione del sistema del cibo e nuove relazioni di prossimità tra aree urbane e aree rurali produttive.

La ricerca è stata condotta da un gruppo di lavoro interdisciplinare dell’Università di Torino, che coinvolge i seguenti dipartimenti: CPS – Culture, Politica e Società (geografi e sociologi); Economia “Cognetti De Martiis” (economisti), DISAFA – Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (agronomi).

Il territorio oggetto della ricerca era l’intera regione Piemonte, con un focus particolare sulla città metropolitana di Torino ed il suo sistema territoriale del cibo.

Contatti

Prof. Alessandro Corsi, alessandro.corsi@unito.it, coordinatore della ricerca

Credits: Rachel Black , 2009 – Flickr

Secondo Rapporto E-book 2018

Il gruppo di ricerca dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana è lieto di presentarvi il Secondo Rapporto 2018. Questo vvia alcuni approfondimenti “verticali”, di natura tematica (con l’indagine sulle pratiche di contrasto alla povertà e allo spreco alimentare a Torino) e territoriale (con l’analisi del sistema del cibo del Chierese), e prosegue la dimensione di analisi “orizzontale” (attraverso le schede, che affrontano in maniera sintetica ed efficace alcune questioni puntuali) inaugurata con il primo rapporto.

Si può scaricare gratuitamente l’e-book del secondo rapporto, pubblicato con la casa editrice Celid nella collana “Atlante del Cibo di Torino Metropolitana”.

Distributori di latte crudo alla spina

“Il settore della zootecnia da latte in Piemonte è caratterizzato dalla presenza di circa 165.000 vacche che producono circa 840.000 t/anno di latte In questi ultimi anni, oltre ai formaggi è aumentato l’interesse verso il latte alimentare per il consumo diretto, sia da parte dei consumatori, sia da parte dei produttori” (Lombardi, Peira, Cortese, 2016). In particolare sono cresciuti la commercializzazione e il consumo di latte crudo attraverso i distributori automatici, registrati e controllati dalle Aziende sanitarie locali, le cosiddette “casette del latte”. Con il termine “latte crudo” l’Unione Europea intende il latte prodotto mediante secrezione della ghiandola mammaria di animali di allevamento non riscaldato a più di 40ºC e non sottoposto ad alcun trattamento avente un effetto equivalente.
La possibilità di commercializzare latte crudo viene introdotta con il Regolamento (CE) n. 853/2004 del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale. In Italia, la vendita diretta in azienda e l’utilizzo dei distributori automatici sono consentiti a partire dal 2004, con il Decreto Legge n. 157 del 24 giugno 2004. Dal censimento nazionale effettuato nel 2013 risultano registrate ai sensi del Reg. (CE) 852/2004 presso le aziende Sanitarie Locali (ASL) 1.742 strutture dedicate alla vendita del latte crudo, di cui 626 allevamenti e 1.066 distributori automatici. Gli stessi dati riferiti al Piemonte indicano, al 2013, 129 distributori, con un calo del 32% rispetto ai valori del 2010.
I dati utilizzati per costruire la carta qui sotto, relativi alla Città Metropolitana al 2016, sono invece ottenuti attraverso l’aggregazione di più fonti. Nello specifico sono state utilizzate le informazioni fornite direttamente da Coldiretti, sui distributori riforniti da aziende agricole associate, integrate con le segnalazioni presenti sul sito www.milìkmpas.com, che presenta una mappatura dal basso dei distributori di latte alla spina in Italia.
I sostenitori di questo fenomeno sottolineano soprattutto l’impatto positivo in termini di riduzione dei rifiuti (ai distributori si va con le proprie bottiglie, evidentemente riutilizzabili) e le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del latte crudo. In termini di sicurezza alimentare, va tuttavia ricordato come – a partire da dicembre 2008, con l’emanazione di un’apposita ordinanza del Ministero della Salute e successivamente previsto dal Decreto legge n. 158 del 13/09/2012 – i distributori automatici devono riportare l’indicazione del consumo previa bollitura; in caso di cessione diretta, invece, è il produttore che deve obbligatoriamente informare il consumatore su tale modalità di consumo.

 LOCALIZZAZIONE DEI DISTRIBUTORI DI LATTE CRUDO NELLA CITTÀ METROPOLITANA (FONTE: COLDIRETTI E WWW.MILKMAPS.COM)

Le casette dell’acqua: distributori automatici di acqua

Nel 2014 l’Italia risultava il primo paese europeo (e il secondo al mondo, dopo il Messico) per consumo di acqua minerale (Censis, 2014). Stando alla rilevazione del Censis, il 61,8% delle famiglie italiane acquista acqua minerale, per un consumo medio di 192 litri per persona e una spesa di 234 euro all’anno. Del resto dall’indagine emerge come il 31,2% della popolazione non si fidi dell’acqua che esce dal rubinetto della propria abitazione, percentuale che sale nettamente al Sud (si arriva al 60,4% in Sicilia). Tuttavia, negli ultimi anni, analogamente al latte, è aumentato il numero dei distributori automatici che somministrano e/o commercializzano acqua. Le cosiddette “casette dell’acqua” sono regolamentate sulla base delle Circolari del Ministero della Salute. L’attività viene definita come “somministrazione di alimenti e bevande”, pertanto i gestori delle unità distributive assumono qualità di Operatori del Settore Alimentare e, come tali, devono attenersi alla disciplina vigente in materia di alimenti, in particolare al Regolamento CE 852/2004 e all’Accordo Stato-Regioni del 29/04/2010. A livello nazionale non esistono dati ufficiali sui numeri di questo fenomeno, o quantomeno non è stato possibile reperirli. Per quanto concerne invece la Città metropolitana di Torino, il gruppo SMAT – Società Metropolitana Acque Torino S.p.a. (partecipata del Comune di Torino e di altri 291 Comuni metropolitani) ha realizzato 118 distributori nell’ambito del progetto Punto Acqua SMAT. Il progetto nasce con l’obiettivo di incoraggiare la diffusione del consumo dell’acqua del rubinetto e il risparmio d’acqua al fine di limitare l’utilizzo di materiale di imballaggio e i costi in termini ambientali prodotti dal trasporto di acqua in bottiglia. I distributori consentono l’approvvigionamento di acqua di rete, naturale e gasata, a temperatura ambiente o refrigerata.

 

LOCALIZZAZIONE DELLE CASETTE DELL’ACQUA SMAT (FONTE: WWW.SMATORINO.IT)