Agricoltura di montagna oltre la crescita: il dibattito a MontagneOltre

Domenica 4 ottobre, nell’ultima giornata di MontagneOltre, il festival organizzato a Ronco Canavese dalla Comunità Sassifraga, si è tenuto il dibattito OltreLaCrescita. La tavola rotonda, co-promossa dal Movimento per la Decrescita Felice, dal gruppo di ricerca dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana e dal Collettivo Numega, si chiedeva: come cambiano i sistemi del cibo se l’agricoltura di montagna guarda oltre la crescita?

Hanno partecipato Karl Krähmer, co-presidente di MDF, che ha moderato; Giacomo Pettenati, geografo dell’Università del Piemonte Orientale; Lorenzo Barra della CSA Cresco di Melle.

Tre crisi che si intrecciano

Krähmer ha indicato tre nodi. La crisi economica e agricola della montagna, che affonda le radici nell’Ottocento e nell’industrializzazione. La crisi ecologica globale, a cui i sistemi agroalimentari contribuiscono con circa un terzo delle emissioni di gas serra, in parte per la produzione animale, che però in quota resta fondamentale. Infine la vulnerabilità della montagna agli effetti del clima, come la siccità degli ultimi anni.

Un territorio che non serviva alla crescita

Dagli interventi è emerso che un’economia orientata alla crescita ha concentrato le attività in pochi luoghi, e che la montagna non svolgeva funzioni essenziali. L’agricoltura che produce per i mercati esterni, come latte e cereali, è scomparsa o marginale, salvo dove esistono filiere molto forti. Con l’abbandono è tornato il bosco: in Italia le foreste coprono circa il 37% del territorio, espandendosi sui terreni lasciati liberi dall’agricoltura, con benefici ecologici non sempre scontati. L’abbandono, però, non è stato totale: sono rimaste comunità e sono arrivati nuovi abitanti, con relazioni ed economie diverse.

Valore riconosciuto, reddito no

Pettenati ha osservato che consumatori e consumatrici riconoscono sempre più il valore di un prodotto legato al territorio, ma produrre in montagna costa di più e quel riconoscimento non sempre diventa reddito. Servono quindi politiche pubbliche di sostegno, come quelle europee e svizzere citate nel dibattito, e cautela con le etichette di “prodotto tipico” usate solo per vendere meglio.

In montagna sopravvivono anche forme di gestione collettiva delle risorse, riconosciute dalla legge 168/2017 sui domini collettivi, e c’è chi prova a crearne di nuove, come il collettivo Montagna Libertaria.

La CSA, un patto con chi coltiva

Barra ha spiegato come funziona la CSA, la comunità che supporta l’agricoltura. Non c’è compravendita: chi mangia diventa socio o socia e condivide il rischio con chi produce. A inizio anno un’assemblea presenta il bilancio dell’azienda e i soci e le socie ne coprono insieme i costi, con una parte versata a marzo per sementi e piante. Così si riducono gli sprechi in campo. La quota è modulabile: chi può dà di più, chi non può dà meno, perché l’accesso al cibo non dipenda dal reddito.

Chi può permettersi il cibo locale?

Dal confronto è arrivata una domanda concreta: quante persone hanno tempo e denaro per cercare il prodotto locale? Nelle risposte ha pesato la cultura: siamo abituati a un cibo economico che non include il lavoro necessario a produrlo. L’accesso, poi, si costruisce con tempo e relazioni.

Saragozza, 22–23 settembre: dal workshop finale di CIRCLE-Food al kick-off di CIRCFOODJUST

Il 22 e il 23 settembre 2026 il Paraninfo dell’Università di Saragozza (UNIZAR) ha ospitato due incontri consecutivi: il workshop finale del progetto CIRCLE-Food e il kick-off meeting di CIRCFOODJUST. Nella prima giornata il gruppo di lavoro ha discusso e rivisto il Toolkit di CIRCLE-Food. Nella seconda è iniziato il confronto sull’impianto di ricerca del nuovo progetto.

Il workshop finale di CIRCLE-Food

I lavori del 22 settembre sono iniziati alle 11 con la presentazione del CIRCLE-Food Toolkit e con la discussione che ne è seguita. Dopo la pausa pranzo, una sessione di lavoro è stata dedicata alla revisione del Toolkit e alla sua disseminazione. Il programma ha riservato quindi uno spazio specifico a quest’ultimo aspetto, accanto alla verifica dei contenuti.

Il kick-off di CIRCFOODJUST

Il 23 settembre l’incontro si è svolto in formato ibrido, con partecipazione in presenza e online. Dopo la presentazione del progetto, la sessione collaborativa della tarda mattinata ha affrontato le attività di ricerca e quelle territoriali, le domande di ricerca, la metodologia, l’individuazione di stakeholder e casi studio, le attività di co-creazione e il ruolo di Geminae e dei partner non accademici. La sessione si è chiusa con una sintesi degli accordi presi e dei prossimi passi.

Nel pomeriggio un approfondimento sul quadro di ricerca ha ripreso i concetti chiave, le domande di ricerca, l’approccio metodologico e le dimensioni comparative. È seguito un confronto tra partner su contributi, bisogni e opportunità, con attenzione agli stakeholder locali e al supporto richiesto al consorzio. Una sessione è stata dedicata al bando aperto di Horizon Europe. La giornata si è conclusa con una passeggiata informale per Saragozza.

Prossimi passi

Con il workshop di Saragozza si chiude la fase di lavoro su CIRCLE-Food e si apre quella di CIRCFOODJUST, che prevede attività di ricerca e attività territoriali. Per seguire gli aggiornamenti sul progetto, iscriviti alla newsletter.

Una mensa che cambia il sistema: com’è andata la Conferenza in Terra Madre OFF

Una mensa che cambia il sistema: la ristorazione scolastica come politica pubblica

Il 28 settembre 2026 la Sala Stemmi della Città metropolitana di Torino (corso Inghilterra 7) ha ospitato la 1ª Conferenza OFF del Forum Missioni, nell’ambito di Terra Madre Off. Al centro dell’incontro c’era la ristorazione scolastica e la sua capacità di generare azione pubblica sul territorio. Amministratrici e amministratori, esperte ed esperti si sono confrontati a partire da esperienze concrete.

Perché la ristorazione scolastica è una politica pubblica

La mensa è spesso trattata come un servizio da gestire. I dati la descrivono invece come una delle principali politiche pubbliche ordinarie di un territorio. Secondo la presentazione di IRES Piemonte e Città metropolitana di Torino del 20 gennaio 2026, nei Comuni analizzati si servono circa 11 milioni di pasti all’anno (dato su 90 Comuni). Gli appalti valgono circa 76 milioni di euro annui (dato su 114 Comuni), con una spesa media stimata di circa 670 euro per studentessa e studente. Sull’intera area metropolitana il valore potenzialmente mobilitato supera i 120 milioni di euro l’anno.

In una spesa così ampia e ricorrente, ogni scelta di acquisto incide su salute, ambiente, filiere locali e lavoro.

Il punto di partenza: la Conferenza del 20 gennaio 2026

La seconda Conferenza del Forum Missioni aveva fatto emergere due evidenze.

  1. La ristorazione scolastica è più di un servizio. Nelle scelte di ogni amministrazione si incrociano risorse pubbliche, salute ed educazione, ambiente, filiere, economie locali, lavoro e contrasto alle disuguaglianze.
  2. Gli spazi di iniziativa esistono, ma vanno costruiti. Risorse limitate, competenze frammentate e procedure complesse rendono difficile tradurre le connessioni tra politiche in capacità concreta di azione. Alcuni territori sperimentano però usi innovativi degli strumenti disponibili e nuove forme di collaborazione.

La Conferenza Terra Madre OFF: dalle esperienze alle possibilità di azione

La Conferenza OFF ha fatto un passo avanti. È partita da esperienze concrete per capire quali spazi di iniziativa i territori possano aprire e a quali condizioni. Il richiamo culturale è la frase di Carlo Petrini del 2009: «Terra Madre è politica».

Il programma e le voci

Ha moderato Alessia Toldo (Università degli Studi di Torino).

Perché una mensa può cambiare il sistema

  • Jacopo Suppo (Città metropolitana di Torino): la ristorazione scolastica come leva per il territorio
  • Alessandro Ciro Sciretti (IRES Piemonte): cambiare sguardo, cambiare passo, cioè le politiche locali di fronte alle sfide globali

Quattro esperienze, quattro possibilità di azione pubblica

  • Patrizia Dal Santo (Comune di Ivrea): conoscere il mercato per costruire la domanda pubblica
  • Arnaldo Cirillo (Comune di Settimo Torinese): costruire le scelte con cittadine, cittadini e comunità
  • Sonia Cambursano (Città metropolitana di Torino): connettere domanda pubblica, filiere e politiche territoriali
  • Jacopo Suppo (Progetto Pilota Valsusa): cooperare per rafforzare la capacità pubblica

Il confronto finale con amministratrici, amministratori e attori del territorio è stato seguito dalle conclusioni e da un aperitivo di networking.

A chi si rivolgeva

La Conferenza era pensata per amministratrici e amministratori comunali e per i vertici di organizzazioni pubbliche e private che concorrono alle politiche pubbliche su questi temi. Per restare aggiornata o aggiornato sul percorso del Forum Missioni scrivi ad agenda.svs@cittametropolitana.torino.it.

Atlante del Cibo a Terra Madre 2026

Dialoghi di policy

Atlante del Cibo ha seguito da vicino Terra Madre Salone del Gusto 2026, presente a quattordici appuntamenti sulle politiche alimentari tra giovedì 24 e sabato 26 settembre, con la partecipazione di Riccardo Bruno, Veronica Allegretti, Beatrice Ferlaino ed Egidio Dansero. Diverse sessioni hanno messo a confronto amministrazioni comunali, ministeri e reti internazionali sulle politiche alimentari delle città: da CLEVERFOOD, dedicato ai dialoghi di policy in sette Paesi europei, fino a Territori che trasformano e passando con La via italiana alle food policy, un doppio appuntamento sull’evoluzione della governance del cibo nelle città italiane.

Filiere e cooperazione internazionale

Il tema della filiera corta è tornato al centro con Dalla terra alla città, dedicato ai mercati contadini come infrastrutture pubbliche, e con Piattaforma mediterranea, il workshop che ha messo in rete sindaci e territori del Mediterraneo attorno ai sistemi locali del cibo. Sul fronte della cooperazione internazionale, il progetto RACINeS ha raccontato il lavoro con sette comuni senegalesi, prima nell’incontro dedicato alla governance del cibo e poi nello showcooking Dal campo al piatto, tra miglio, patata dolce e moringa; mentre il progetto Akli Baladi ha portato la cooperazione decentrata tra città italiane e palestinesi, con il panel Akli Baladi: il cibo come ponte tra culture alimentari del Mediterraneo e lo showcooking Olio, dattero, miele raccontano la Palestina — lo stesso progetto alla base della moderazione di Riccardo Bruno al panel Dalla terra alla città.

Lavoro e diritto al cibo

Le professioni del cibo e Cibo, impresa e lavoro hanno raccontato formazione, corridoi lavorativi e imprese sociali nel settore alimentare, tra startup, inserimento lavorativo e progetti di economia carceraria. A chiudere il filo delle politiche sociali, Good Food for All ha presentato l’Iniziativa dei Cittadini Europei per il diritto al cibo, mentre Dal diritto al cibo adeguato al welfare di comunità ha guardato alle reti territoriali contro la povertà alimentare.

Sovescio Fest: una giornata tra suolo, salute e politiche del cibo, con la ricerca UniTo sul palco

Il nome scelto per il festival non è casuale: il sovescio è la pratica agronomica che arricchisce la terra interrando colture di copertura invece di raccoglierle, un gesto che antepone la cura del suolo al raccolto immediato. È la stessa logica che attraversa l’intera giornata dell’evento, che si apre all’alba con un trekking nell’Oasi LIPU e si chiude a tarda sera con musica dal vivo.

La mattina ha alternato corpo e conoscenza: agroyoga all’aperto, una breathwalk meditativa guidata da Seva Kaur, e due appuntamenti che uniscono ricerca e pratica agricola — “Suolo Vivo” con Pietro Autorino, e “Sulle tracce degli impollinatori”, laboratorio di Scienza Radicata con Sebastiano Favarin, Maria Rosaria Tucci e Giovanni Cocco.

Nel primo pomeriggio il festival si è fatto più esplicitamente politico con “Bioindigestione – Salute e ingiustizia ambientale”, panel che ha messo a confronto Gianmauro Barchiesi, presidente del Comitato Ambiente Futuro, e Maria Teresa Cipollone, vicepresidente del Comitato Valle Galeria Libera. Il tema non è astratto: la Valle Galeria, segnata dalla storica discarica di Malagrotta, è un caso concreto di cosa significhi ingiustizia ambientale in un territorio agricolo. Segue il dialogo “Relazione Agricoltura-Salute”, con IppocrateOrg, La Gallina Selvatica ed Earth Day Italia, che prova a ricucire il legame tra ciò che coltiviamo e ciò che curiamo nel corpo.

Dopo laboratori pratici come il compostaggio domestico (Comitato Malagrotta) e il “Parlamento multispecie” del Climate Pride — un esercizio che prova a includere nella rappresentanza politica anche soggetti non umani — è arrivato il momento più denso della giornata dal punto di vista della ricerca: il panel “PROSPETTIVE: Politiche territoriali del cibo e decrescita”.

A prendere la parola è stato Karl Krähmer, ricercatore dell’Università di Torino e del nostro progetto Atlante del Cibo, che lavora sulle politiche locali del cibo lette attraverso la lente della decrescita: un campo di studi che parte da una constatazione scomoda, cioè che la crisi ecologica in corso non riguarda solo le emissioni o la biodiversità, ma il modello di crescita economica su cui si fondano gran parte delle politiche alimentari contemporanee. Applicare questa lente al cibo significa chiedersi non solo cosa mangiamo, ma come è organizzato — su quale scala, con quale distribuzione del potere — il sistema che porta il cibo nei nostri piatti.

Al suo fianco, Davide Marino dell’Università degli Studi del Molise e Fiamma Ferzetti della cooperativa Coraggio, realtà che nel territorio traduce concretamente pratiche di economia rigenerativa. Moderatrice è stata Emma Marzi del collettivo Numega.

Il valore di questo confronto per chi segue le politiche del cibo dal punto di vista della ricerca applicata — lo sguardo che anima anche l’Atlante del Cibo — sta nell’incontro tra due piani che raramente dialogano: l’accademia, con la sua capacità di leggere in modo sistemico le dinamiche di governance alimentare, e le pratiche territoriali che nella Valle Galeria affrontano ogni giorno le conseguenze di decenni di scelte industriali non sempre lungimiranti.

La giornata si è chiusa con “Eco-timbri e stampe” di ASFOrmers, la cena a La Locanda dei Girasoli e due momenti musicali — “Ci eri tre sorelle” di Voci Arkaike e “Musica migrante” dell’Orchestra Mütante Mysticanza — mentre restano visitabili per tutto il giorno le mostre fotografiche su Palestina, Libano e specie in via d’estinzione, oltre allo spazio Dono e alla raccolta fondi SOS Gaza. Una giornata che dimostra come la teoria della decrescita, portata sul palco da chi la studia a UniTo, possa intrecciarsi con musica, cibo condiviso e attivismo territoriale.

Il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo sul sistema alimentare della città metropolitana di Torino

Quanto sappiamo davvero di come mangia Torino, di dove arriva il suo cibo e di chi decide le politiche alimentari della città? A queste domande prova a rispondere il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana, l’ultimo capitolo di una collana di ricerca che da anni monitora il sistema del cibo torinese.

Cos’è il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo

Il rapporto è curato da Karl Krähmer (Università di Torino), con la supervisione scientifica di Egidio Dansero e i contributi di Giuseppina Bifulco, Veronica Allegretti, Luca Battisti e Federico Cuomo, tutti afferenti al Food Studies Lab dell’Università di Torino. È la quinta uscita della Collana Atlante del Cibo, pubblicata nel 2026 e liberamente scaricabile, in una versione italiana tradotta e rivista del report inglese “Food System Analysis City of Turin”. Il lavoro nasce nell’ambito dei progetti AfriFOODlinks e PNRR-Agritech.

Un approccio multiscalare: oltre i confini comunali

Uno dei tratti distintivi del rapporto è la scelta di non fermarsi ai confini amministrativi del Comune. Torino, con quasi un milione di abitanti e quarta città italiana per popolazione, non ospita al suo interno un’agricoltura significativa: per questo l’analisi guarda anche alla scala più ampia della Città Metropolitana, dove si concentra una produzione agricola diversificata e rilevante. È questo doppio livello di osservazione — comunale e metropolitano — a rendere il rapporto una fotografia più completa del sistema alimentare.

I punti di forza del sistema alimentare torinese

Tra gli elementi positivi che emergono dall’analisi SWOT del rapporto:

  • un sistema agricolo forte e diversificato nell’area metropolitana;
  • un numero elevato di prodotti tipici legati a territori e tecniche specifiche;
  • un’agricoltura urbana che, pur marginale sul piano produttivo, offre servizi ecosistemici e funzioni sociali ed educative importanti;
  • una cultura consolidata dei mercati rionali e all’aperto, di cui il mercato di Porta Palazzo è l’espressione più emblematica;
  • un settore del cibo economicamente rilevante, in cui il caffè — prodotto di importazione — è diventato identitario della città.

Le fragilità: diversità agricola a rischio e mercati cittadini indeboliti dalle scelte di consumo

Accanto ai punti di forza, il rapporto individua criticità strutturali: la diversità agricola dell’area è minacciata da una doppia dinamica di abbandono nelle zone alpine e intensificazione nelle pianure, con conseguente riduzione delle superfici coltivate e concentrazione della proprietà. L’agricoltura biologica resta sotto la media nazionale, l’accesso a terreni per l’orticoltura urbana è limitato, e la crescita di supermercati e centri commerciali ha progressivamente indebolito i mercati cittadini come canale distributivo principale.

Cibo e salute: cosa dicono i dati

Il capitolo dedicato alla salute mostra un quadro in cui la sottonutrizione è un fenomeno marginale (circa il 2% della popolazione italiana), mentre pesano di più altre forme di malnutrizione: consumo insufficiente di verdura, legumi, frutta secca e cereali integrali, a fronte di un consumo eccessivo di carne rossa. Nel 2023 in Italia il 33% della popolazione risultava in sovrappeso e il 10% obesa (in Piemonte rispettivamente 29% e 9%), valori sostanzialmente stabili dal 2008. Sul fronte infantile, l’Italia è il quarto Paese europeo per obesità tra i bambini. Il rapporto segnala inoltre che il consumo di carne in Italia è pari a undici volte le raccomandazioni della Commissione EAT-Lancet per una dieta sana e sostenibile, pur distinguendo tra allevamento intensivo e il sistema dei pascoli alpini, più sostenibile e legato a circa un terzo dei capi bovini piemontesi.

Le sfide ambientali e climatiche

La crisi climatica è identificata come una delle minacce principali per il sistema alimentare torinese: l’aumento delle temperature, la siccità prolungata e gli eventi di precipitazione estrema mettono a rischio sia la sicurezza alimentare sia la qualità dei prodotti tipici locali. Gli stessi rischi si estendono a beni importati come il grano e il caffè, cruciali per l’economia alimentare cittadina, mentre nuove tensioni sul commercio internazionale rappresentano un ulteriore fattore di instabilità per le filiere.

Verso politiche alimentari più integrate

Torino ha aderito fin dal 2015 al Milan Urban Food Policy Pact e ha inserito il diritto al cibo nel proprio statuto comunale. Negli anni si sono sviluppate strutture e processi come lo stesso Atlante del Cibo di Torino, il GIPA (Gruppo Interdipartimentale per le Politiche Alimentari) e la rete PunTO al Cibo. Restano però difficoltà nel tradurre questa base di conoscenza in politiche realmente integrate: un limite legato, anche, alla debole organizzazione del settore privato attorno a questi processi. Alla scala metropolitana, iniziative come i distretti del cibo mostrano potenzialità ancora poco sviluppate rispetto a quanto avviene a livello comunale.

Conclusioni: una domanda ancora aperta

Il rapporto si chiude con una domanda aperta: la molteplicità di percorsi e attori attivati negli ultimi dieci anni a Torino riuscirà a produrre politiche capaci di sostenere insieme l’economia locale, la qualità e diversità dell’offerta alimentare e la sostenibilità ecologica del sistema del cibo? Per gli autori, potrebbe essere il momento di fare “un salto di scala”, mettendo a frutto un decennio di conoscenza accumulata.

Il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana è disponibile gratuitamente

Biodiversità agricola del Piemonte: la Festa a Pollenzo il 23 maggio

Il 23 maggio il campus dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ospita la quinta edizione della Festa per la Giornata Nazionale della Biodiversità Agricola del Piemonte. In programma un convegno con allevatori, agricoltori e ricercatori, la Fierucola dei produttori con Presìdi Slow Food e realtà agroecologiche, laboratori per bambini e adulti e un pranzo degustazione dedicato ai prodotti della biodiversità piemontese. Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria per convegno e pranzo.

L’iniziativa è promossa da UNISG in collaborazione con l’Università di Torino, nei dipartimenti DISAFA e Culture, Politica e Società e il Club Amici della Valchiusella, nell’ambito del progetto Germonte 7 finanziato dalla Regione Piemonte e dal Ministero delle politiche agricole.

In calendario anche il 16 maggio a Traversella, in Valchiusella, con El Sabat d’le Erbe: passeggiata tra erbe spontanee, pranzo diffuso nel paese, attività per bambini e presentazione della Comunità del Cibo locale.

Torino ha ospitato il II Workshop CIRCLE-Food: ecco com’è andata

Si è concluso a Torino il secondo incontro internazionale del progetto CIRCLE-Food, due giorni intensi di lavoro condiviso tra ricercatori e partner provenienti da Italia, Francia, Spagna e Romania. L’obiettivo era chiaro: trasformare mesi di ricerca e mappatura in qualcosa di concreto e utile — un toolkit per le piccole imprese del settore agroalimentare che vogliono intraprendere un percorso di economia circolare.

Primo giorno: dalla mappa al tavolo di lavoro

La mattina del 23 aprile si è aperta con la sintesi dei risultati della fase di mappatura: 60 iniziative censite in quattro città europee attraverso la piattaforma FirstLife (atlantidelcibo.firstlife.org). Upcycling, redistribuzione degli sprechi, filiere corte — strategie diverse che raccontano un’Europa che sperimenta, ciascuna a modo suo.

È emerso subito un dato interessante: Torino e Timișoara si confermano realtà city-centric, con gli attori circolari concentrati nel tessuto urbano, mentre Chambéry e Zaragoza sono territory-centric, con catene del valore che partono dalle aree rurali e montane per arrivare ai consumatori in città.

Il la prima mattina e il pomeriggio è stato dedicato alle due sessioni di co-progettazione del CIRCLE-Food Toolkit. Per oltre tre ore, i partner hanno lavorato fianco a fianco per definire struttura e contenuti di quello che diventerà la guida pratica del progetto: sette sezioni, dal quadro teorico alle best practice città per città, fino alle raccomandazioni di policy. Una domanda ha attraversato tutta la discussione: esiste un modello europeo di economia circolare alimentare che stia emergendo, o le differenze tra contesti locali sono ancora troppo profonde?

A chiudere il pomeriggio, l’intervento di Mercato Circolare, realtà torinese che ha portato in sala la voce diretta di chi l’economia circolare la pratica ogni giorno.

Secondo giorno: dalla teoria al campo

Il 24 aprile ha cambiato ritmo e location. Il gruppo si è spostato al Campus Luigi Einaudi, dove un seminario mattutino ha approfondito il legame tra sistema alimentare urbano, innovazione sociale ed economia circolare — il quadro teorico che orienta l’intero progetto.

Il momento più vivo della giornata è stata la visita al progetto RePoPP a Porta Palazzo: un esempio concreto di riduzione degli sprechi alimentari nel cuore di Torino, tra banchi di mercato, reti di solidarietà e pratiche circolari radicate nel quartiere. Esattamente il tipo di esperienza che il toolkit vuole documentare e rendere replicabile altrove.

Il pomeriggio ha chiuso i lavori con la sessione dedicata ai prossimi passi: grant, attività future e preparazione dell’evento a settembre 2026.

Il racconto della presentazione del Volume “Povertà alimentare a Torino” presso Urban Lab

Giovedì 26 marzo, l’Atlante del Cibo, in collaborazione con Urban Lab, ha presentato il volume “Povertà alimentare a Torino. Analisi per pratiche trasformative delle disuguaglianze urbane”. 

La serata, introdotta da Alessia Toldo (Università di Torino), si è sviluppata attorno ai 5 interventi da parte delle autrici e degli autori del volume, provenienti da discipline scientifiche diverse: Veronica Allegretti (Università di Torino), Giuseppina Bifulco (Università Bicocca di Milano), Maria Basile (Università di Pisa), Ginevra Montefusco (Università di Padova) e Cristian Campagnaro (Politecnico di Torino). 

L’obiettivo era quello di investigare le diverse dimensioni in cui la povertà alimentare si manifesta, da quella materiale, a quella sociale e politica.

Il primo intervento, di Veronica Allegretti (sociologa), ha presentato un capitolo del libro in cui viene descritta una ricerca svolta a Torino rispetto alla profilazione delle persone destinatarie di aiuti e assistenza alimentare.

Nel secondo intervento, Giuseppina Bifulco ha invece illustrato gli obiettivi e i risultati della sua ricerca socio-spaziale in cui ha mappato le entità solidali impegnate a erogare servizi di assistenza alimentare nella città di Torino. Interessante in questo discorso è il ruolo centrale svolto dalle eccedenze all’interno di tutto il sistema di aiuti.

Il terzo intervento è stato dedicato alla presentazione del capitolo di Maria Basile, la quale ha svolto una ricerca antropologica in Barriera di Milano durante il periodo Covid, e che si è interrogata sui sistemi e i modelli di welfare alimentare durante la fase emergenziale di pandemia. 

Anche il quarto intervento, da parte di Ginevra Montefusco (dottoranda in geografia), ha esposto una ricerca condotta in Barriera di Milano, considerando i Bagni Pubblici di Via Agliè e l’orto urbano il “Boschetto”, luoghi ad alto potenziale trasformativo dove il cibo diventa un bisogno condiviso e uno strumento di cura.  

L’ultimo intervento è arrivato da Cristian Campagnaro. L’autore ha presentato il suo capitolo che parte da un progetto ormai undecennale sul tema della povertà alimentare tra i senza dimora a Torino. Al centro del contributo, l’importanza del cosiddetto pasto diurno certo, esplorando le sfide legate all’accesso al cibo in termini di quantità, qualità, continuità e competenze nutrizionali delle persone beneficiarie.

A chiudere la serata è stato infine il prezioso intervento di Tiziana Ciampolini (consigliera comunale di Torino), a cui è stato riservato il compito di mettere insieme i cinque interventi delle autrici e autori del volume, dando suggestioni rispetto al modo in cui la ricerca può dialogare con la pubblica amministrazione e le sue scelte politiche. Come suggerito da Tiziana Ciampolini, il cibo riorganizza i sistemi e orienta le scelte politiche: una politica del cibo non può che essere intersettoriale, capace di tenere insieme bisogni complessi che il welfare tradizionale, nella sua curvatura assistenzialistica, non riesce più a soddisfare da solo.

Forgotten Foods Symposium – Sensory, Social, Culinary and Technological Perspectives a Madrid

Madrid, 27 marzo 2026 — All’ICTAN-CSIC si è tenuto un simposio internazionale dedicato ai cibi dimenticati, tra scienza, cultura e innovazione gastronomica.

Cosa succede quando un ingrediente considerato di scarto diventa protagonista di una riflessione scientifica e culturale? È la domanda al centro del Forgotten Foods Symposium – Sensory, Social, Culinary and Technological Perspectives, svoltosi venerdì 27 marzo 2026, presso l’ICTAN-CSIC di Madrid (C/Jose Antonio Novais 6), dalle 9:30 alle 13:30.

L’evento, finanziato dal CSIC nell’ambito della Convocatoria I-LINK 2025 e organizzato congiuntamente da ICTAN e DIGISEN, ha riunito ricercatrici e ricercatori, chef e professionisti del settore alimentare attorno a un tema sempre più urgente: il recupero e la rivalutazione dei cosiddetti “cibi dimenticati”, ossia quegli alimenti — sottoprodotti, frattaglie, varietà rare, preparazioni tradizionali — che la modernità ha progressivamente espulso dalla tavola e dall’immaginario collettivo.

Sessione I – Prospettive sensoriali, sociali e culinarie (9:30 – 11:00)

La prima sessione ha affrontato le barriere psicologiche e culturali che circondano questi alimenti. Gonzalo Delgado-Pando ha presentato una ricerca sul passaggio dal disgusto alla valorizzazione, esplorando le resistenze sensoriali e di consumo che ostacolano l’accettazione di ingredienti un tempo comuni. Carlo Genova, professore associato di UniTo e parte del team Atlante, ha invece analizzato gli stili alimentativi alternativi come pratiche culturali, indagandone significati e rappresentazioni sociali. Infine, Matheus da Costa Koengkan ha illustrato l’uso strutturale dei co-prodotti della carne nella cucina portoghese, mostrando come la tradizione gastronomica lusitana abbia da sempre fatto di necessità virtù.

Sessione II – Lavorazione, qualità e innovazione (11:20 – 12:30)

Dopo una pausa caffè, il simposio si è spostato sul versante tecnologico. Carlos Álvarez ha fornito una panoramica sistematica sulle frattaglie (offal): descrizione, utilizzi e processi di trasformazione. Laura Álvarez-Jubete ha presentato le frontiere del digitale e dell’intelligenza artificiale applicate alla lavorazione della carne, alla valutazione della qualità e allo sviluppo di nuovi prodotti. A chiudere, Arnoud Germond ha illustrato le applicazioni dell’imaging fotonico avanzato e della spettroscopia nella sicurezza e nel controllo qualità degli alimenti.

Living Lab – Cibo dimenticato: rifiuto culturale o opportunità culinaria? (12:30 – 13:30)

Il momento più partecipativo della giornata è stato il Living Lab, un laboratorio aperto al dialogo tra esperti e pubblico. La domanda guida — i cibi dimenticati sono il frutto di un rifiuto culturale o rappresentano un’opportunità culinaria tutta da esplorare? — ha aperto spazio a riflessioni che intrecciano biodiversità alimentare, identità gastronomica, sostenibilità e innovazione.

Perché i cibi dimenticati contano

Il simposio di Madrid si inserisce in un dibattito nel quale si parla di ridurre lo spreco, riscoprire la biodiversità alimentare e costruire sistemi del cibo più resilienti passa anche — e forse soprattutto — dalla rivalutazione di ciò che abbiamo scelto di dimenticare. Frattaglie, co-prodotti, varietà locali in disuso: non sono relitti del passato, ma risorse per il futuro.