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Fornitura e distribuzione - Atlante del cibo di Torino

Biodiversità agricola del Piemonte: la Festa a Pollenzo il 23 maggio

Il 23 maggio il campus dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ospita la quinta edizione della Festa per la Giornata Nazionale della Biodiversità Agricola del Piemonte. In programma un convegno con allevatori, agricoltori e ricercatori, la Fierucola dei produttori con Presìdi Slow Food e realtà agroecologiche, laboratori per bambini e adulti e un pranzo degustazione dedicato ai prodotti della biodiversità piemontese. Ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria per convegno e pranzo.

L’iniziativa è promossa da UNISG in collaborazione con l’Università di Torino, nei dipartimenti DISAFA e Culture, Politica e Società e il Club Amici della Valchiusella, nell’ambito del progetto Germonte 7 finanziato dalla Regione Piemonte e dal Ministero delle politiche agricole.

In calendario anche il 16 maggio a Traversella, in Valchiusella, con El Sabat d’le Erbe: passeggiata tra erbe spontanee, pranzo diffuso nel paese, attività per bambini e presentazione della Comunità del Cibo locale.

Torino ha ospitato il II Workshop CIRCLE-Food: ecco com’è andata

Si è concluso a Torino il secondo incontro internazionale del progetto CIRCLE-Food, due giorni intensi di lavoro condiviso tra ricercatori e partner provenienti da Italia, Francia, Spagna e Romania. L’obiettivo era chiaro: trasformare mesi di ricerca e mappatura in qualcosa di concreto e utile — un toolkit per le piccole imprese del settore agroalimentare che vogliono intraprendere un percorso di economia circolare.

Primo giorno: dalla mappa al tavolo di lavoro

La mattina del 23 aprile si è aperta con la sintesi dei risultati della fase di mappatura: 60 iniziative censite in quattro città europee attraverso la piattaforma FirstLife (atlantidelcibo.firstlife.org). Upcycling, redistribuzione degli sprechi, filiere corte — strategie diverse che raccontano un’Europa che sperimenta, ciascuna a modo suo.

È emerso subito un dato interessante: Torino e Timișoara si confermano realtà city-centric, con gli attori circolari concentrati nel tessuto urbano, mentre Chambéry e Zaragoza sono territory-centric, con catene del valore che partono dalle aree rurali e montane per arrivare ai consumatori in città.

Il la prima mattina e il pomeriggio è stato dedicato alle due sessioni di co-progettazione del CIRCLE-Food Toolkit. Per oltre tre ore, i partner hanno lavorato fianco a fianco per definire struttura e contenuti di quello che diventerà la guida pratica del progetto: sette sezioni, dal quadro teorico alle best practice città per città, fino alle raccomandazioni di policy. Una domanda ha attraversato tutta la discussione: esiste un modello europeo di economia circolare alimentare che stia emergendo, o le differenze tra contesti locali sono ancora troppo profonde?

A chiudere il pomeriggio, l’intervento di Mercato Circolare, realtà torinese che ha portato in sala la voce diretta di chi l’economia circolare la pratica ogni giorno.

Secondo giorno: dalla teoria al campo

Il 24 aprile ha cambiato ritmo e location. Il gruppo si è spostato al Campus Luigi Einaudi, dove un seminario mattutino ha approfondito il legame tra sistema alimentare urbano, innovazione sociale ed economia circolare — il quadro teorico che orienta l’intero progetto.

Il momento più vivo della giornata è stata la visita al progetto RePoPP a Porta Palazzo: un esempio concreto di riduzione degli sprechi alimentari nel cuore di Torino, tra banchi di mercato, reti di solidarietà e pratiche circolari radicate nel quartiere. Esattamente il tipo di esperienza che il toolkit vuole documentare e rendere replicabile altrove.

Il pomeriggio ha chiuso i lavori con la sessione dedicata ai prossimi passi: grant, attività future e preparazione dell’evento a settembre 2026.

Il racconto della presentazione del Volume “Povertà alimentare a Torino” presso Urban Lab

Giovedì 26 marzo, l’Atlante del Cibo, in collaborazione con Urban Lab, ha presentato il volume “Povertà alimentare a Torino. Analisi per pratiche trasformative delle disuguaglianze urbane”. 

La serata, introdotta da Alessia Toldo (Università di Torino), si è sviluppata attorno ai 5 interventi da parte delle autrici e degli autori del volume, provenienti da discipline scientifiche diverse: Veronica Allegretti (Università di Torino), Giuseppina Bifulco (Università Bicocca di Milano), Maria Basile (Università di Pisa), Ginevra Montefusco (Università di Padova) e Cristian Campagnaro (Politecnico di Torino). 

L’obiettivo era quello di investigare le diverse dimensioni in cui la povertà alimentare si manifesta, da quella materiale, a quella sociale e politica.

Il primo intervento, di Veronica Allegretti (sociologa), ha presentato un capitolo del libro in cui viene descritta una ricerca svolta a Torino rispetto alla profilazione delle persone destinatarie di aiuti e assistenza alimentare.

Nel secondo intervento, Giuseppina Bifulco ha invece illustrato gli obiettivi e i risultati della sua ricerca socio-spaziale in cui ha mappato le entità solidali impegnate a erogare servizi di assistenza alimentare nella città di Torino. Interessante in questo discorso è il ruolo centrale svolto dalle eccedenze all’interno di tutto il sistema di aiuti.

Il terzo intervento è stato dedicato alla presentazione del capitolo di Maria Basile, la quale ha svolto una ricerca antropologica in Barriera di Milano durante il periodo Covid, e che si è interrogata sui sistemi e i modelli di welfare alimentare durante la fase emergenziale di pandemia. 

Anche il quarto intervento, da parte di Ginevra Montefusco (dottoranda in geografia), ha esposto una ricerca condotta in Barriera di Milano, considerando i Bagni Pubblici di Via Agliè e l’orto urbano il “Boschetto”, luoghi ad alto potenziale trasformativo dove il cibo diventa un bisogno condiviso e uno strumento di cura.  

L’ultimo intervento è arrivato da Cristian Campagnaro. L’autore ha presentato il suo capitolo che parte da un progetto ormai undecennale sul tema della povertà alimentare tra i senza dimora a Torino. Al centro del contributo, l’importanza del cosiddetto pasto diurno certo, esplorando le sfide legate all’accesso al cibo in termini di quantità, qualità, continuità e competenze nutrizionali delle persone beneficiarie.

A chiudere la serata è stato infine il prezioso intervento di Tiziana Ciampolini (consigliera comunale di Torino), a cui è stato riservato il compito di mettere insieme i cinque interventi delle autrici e autori del volume, dando suggestioni rispetto al modo in cui la ricerca può dialogare con la pubblica amministrazione e le sue scelte politiche. Come suggerito da Tiziana Ciampolini, il cibo riorganizza i sistemi e orienta le scelte politiche: una politica del cibo non può che essere intersettoriale, capace di tenere insieme bisogni complessi che il welfare tradizionale, nella sua curvatura assistenzialistica, non riesce più a soddisfare da solo.

Forgotten Foods Symposium – Sensory, Social, Culinary and Technological Perspectives a Madrid

Madrid, 27 marzo 2026 — All’ICTAN-CSIC si è tenuto un simposio internazionale dedicato ai cibi dimenticati, tra scienza, cultura e innovazione gastronomica.

Cosa succede quando un ingrediente considerato di scarto diventa protagonista di una riflessione scientifica e culturale? È la domanda al centro del Forgotten Foods Symposium – Sensory, Social, Culinary and Technological Perspectives, svoltosi venerdì 27 marzo 2026, presso l’ICTAN-CSIC di Madrid (C/Jose Antonio Novais 6), dalle 9:30 alle 13:30.

L’evento, finanziato dal CSIC nell’ambito della Convocatoria I-LINK 2025 e organizzato congiuntamente da ICTAN e DIGISEN, ha riunito ricercatrici e ricercatori, chef e professionisti del settore alimentare attorno a un tema sempre più urgente: il recupero e la rivalutazione dei cosiddetti “cibi dimenticati”, ossia quegli alimenti — sottoprodotti, frattaglie, varietà rare, preparazioni tradizionali — che la modernità ha progressivamente espulso dalla tavola e dall’immaginario collettivo.

Sessione I – Prospettive sensoriali, sociali e culinarie (9:30 – 11:00)

La prima sessione ha affrontato le barriere psicologiche e culturali che circondano questi alimenti. Gonzalo Delgado-Pando ha presentato una ricerca sul passaggio dal disgusto alla valorizzazione, esplorando le resistenze sensoriali e di consumo che ostacolano l’accettazione di ingredienti un tempo comuni. Carlo Genova, professore associato di UniTo e parte del team Atlante, ha invece analizzato gli stili alimentativi alternativi come pratiche culturali, indagandone significati e rappresentazioni sociali. Infine, Matheus da Costa Koengkan ha illustrato l’uso strutturale dei co-prodotti della carne nella cucina portoghese, mostrando come la tradizione gastronomica lusitana abbia da sempre fatto di necessità virtù.

Sessione II – Lavorazione, qualità e innovazione (11:20 – 12:30)

Dopo una pausa caffè, il simposio si è spostato sul versante tecnologico. Carlos Álvarez ha fornito una panoramica sistematica sulle frattaglie (offal): descrizione, utilizzi e processi di trasformazione. Laura Álvarez-Jubete ha presentato le frontiere del digitale e dell’intelligenza artificiale applicate alla lavorazione della carne, alla valutazione della qualità e allo sviluppo di nuovi prodotti. A chiudere, Arnoud Germond ha illustrato le applicazioni dell’imaging fotonico avanzato e della spettroscopia nella sicurezza e nel controllo qualità degli alimenti.

Living Lab – Cibo dimenticato: rifiuto culturale o opportunità culinaria? (12:30 – 13:30)

Il momento più partecipativo della giornata è stato il Living Lab, un laboratorio aperto al dialogo tra esperti e pubblico. La domanda guida — i cibi dimenticati sono il frutto di un rifiuto culturale o rappresentano un’opportunità culinaria tutta da esplorare? — ha aperto spazio a riflessioni che intrecciano biodiversità alimentare, identità gastronomica, sostenibilità e innovazione.

Perché i cibi dimenticati contano

Il simposio di Madrid si inserisce in un dibattito nel quale si parla di ridurre lo spreco, riscoprire la biodiversità alimentare e costruire sistemi del cibo più resilienti passa anche — e forse soprattutto — dalla rivalutazione di ciò che abbiamo scelto di dimenticare. Frattaglie, co-prodotti, varietà locali in disuso: non sono relitti del passato, ma risorse per il futuro.

Agricoltura e orticoltura urbana: esperienze e prospettive nel XIX Martedì del Cibo

Il XIX appuntamento del “Martedì del Cibo”, dedicato ai temi di agricoltura e orticoltura urbana, si è svolto martedì 10 marzo presso l’Accademia dell’Agricoltura a Torino. 

L’evento, introdotto da Marco Devecchi, presidente dell’Accademia, e organizzato da Riccardo Saraco della Città di Torino, e da Luca Battisti dell’Università di Torino, aveva l’obiettivo principale di esplorare le potenzialità dell’orticoltura urbana, i modelli organizzativi e sociali secondo cui essa si articola, le sfide e le prospettive future di questa pratica, sempre più rilevante nei contesti cittadini.

Dopo i saluti istituzionali da parte dell’assessora comunale Chiara Foglietta, cinque interventi hanno presentato esempi di buone pratiche e progetti di orti urbani all’interno del contesto torinese e non solo, con interessanti contributi provenienti da altre città europee.

Ad aprire il tavolo di dibattito è stata la partecipazione di Geovana Mercado, ospite dalla Swedish University of Agricultural Sciences, la quale, introducendo i tre diversi modelli di Torino, Malmo e Barcellona, ha sviluppato una breve analisi attorno all’idea di agricoltura urbana come Nature-based Solution che non si limita alla sola produzione di cibo, ma estende alla valorizzazione e tutela di biodiversità e integrazione comunitaria. 

Il secondo contributo è invece arrivato da Enrico Corgnati, di OrMe (Orti Metropolitani), ente che opera a Torino e si occupa di agricoltura urbana sociale, orti associativi e orti scolastici. 

A seguire, Federica Larcher e Giorgio Prette hanno raccontato l’esperienza di “Cascina Falchera”, esempio virtuoso di agricoltura periurbana alle porte di Torino. In questo senso, Cascina Falchera nasce con l’idea di diventare un modello replicabile di agricoltura comunitaria, che si è evoluto negli anni in un vero e proprio polo socio-educativo, veicolando pratiche sostenibili per la salvaguardia dei terreni agricoli dalla crescita urbana. 

Gli ultimi due interventi sono stati presentati da Giuseppe Deplano di Rete ONG e AgroBarriera, e Francesco Marengo per “l’orto della SME” (dipartimento di economia e management dell’Università di Torino).
Il primo ha offerto diversi esempi di buone pratiche a Torino, a partire dal “Boschetto”, che trasforma in orti urbani spazi della città precedentemente abbandonati, fino al Progetto “Bum! Bosco urbano Multifunzionale”, che si propone di connettere orti urbani già esistenti alla riqualificazione del verde pubblico circostante ad essi. Tutti questi progetti rientrano all’interno dell’idea cardine di sviluppare un’ educazione alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile, costruendo un nesso tra dinamiche sociali e ambientali e trasformando gli orti urbani in veri e propri luoghi educativi. 

Francesco Marengo per “l’orto della SME”, si è invece inserito nel dibattito descrivendo un esempio virtuoso di rigenerazione di uno spazio male utilizzato nelle vicinanze del dipartimento di economia, seguendo un approccio che ha valorizzato una gestione partecipata per la costruzione di un nuovo luogo inclusivo per la comunità studentesca e non solo. 

L’incontro ha rappresentato un momento di dialogo tra ricerca, istituzioni e realtà operative attive sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare reti, strumenti di governance e visioni condivise per lo sviluppo dell’agricoltura urbana nell’area metropolitana torinese.

XIX Martedì del Cibo | Agricoltura e orticoltura urbana a Torino

Martedì 10 marzo, dalle ore 16.30 alle 19.00, presso Palazzo Corbetta Bellini di Lessolo (Via Andrea Doria 10, Torino), si terrà il XIX “Martedì del Cibo”, dedicato al tema Agricoltura e orticoltura urbana.

L’iniziativa, promossa nell’ambito dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana, intende aprire uno spazio di confronto sulle potenzialità e sulle sfide dell’agricoltura urbana, con particolare attenzione all’orticoltura urbana come pratica diffusa e strategica nel contesto metropolitano.

L’incontro si propone di indagare le pratiche gestionali e relazionali che caratterizzano gli orti urbani, approfondendo il caso della città di Torino. Accanto al focus locale, verranno presentati anche casi studio europei, con esperienze provenienti dalla Svezia e dalla Spagna, utili a mettere in prospettiva il contesto torinese e ad arricchire il dibattito con modelli e approcci differenti.

Dopo il welcome coffee (ore 16.30), i lavori si apriranno alle 17.00 con i saluti di Marco Devecchi, Presidente dell’Accademia di Agricoltura di Torino, e di Chiara Foglietta, in rappresentanza della Città di Torino.

Seguiranno gli interventi di Geovana Mercado (SLU), Enrico Corgnati (OrMe), Giorgio Prette (Liberitutti scs – Cascina Falchera), Federica Larcher (Università di Torino), Giuseppe Deplano (RETE ONG ETS – programma AgroBarriera) e Francesco Marengo (Università di Torino).

L’incontro rappresenta un momento di dialogo tra ricerca, istituzioni e realtà operative attive sul territorio, con l’obiettivo di rafforzare reti, strumenti di governance e visioni condivise per lo sviluppo dell’agricoltura urbana nell’area metropolitana torinese.

Organizzazione: Luca Battisti (Università di Torino) e Riccardo Saraco (Città di Torino).
Moderazione: Luca Battisti.

XVIII Martedì del Cibo – Il consumo dell’acqua

Un nuovo “martedi del Cibo” dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana si terrà il 24 febbraio al Campus Einaudi alle ore 16.30 nell’aula 3_D4_39, dove con Anna Lo Presti, ricercatrice, approfondiremo il tema dell’acqua!

Nei report annuali del World Economic Forum dell’ultimo decennio la crisi idrica figura, nella classifica dei global risk, sempre ai primi posti sia in termini di probabilità del suo verificarsi che di gravità degli effetti che ne potrebbero derivare. 

L’acqua rappresenta un bene di immenso valore economico. Circa il 60% del PIL globale annuale dipende dall’acqua e dagli ecosistemi di acqua dolce. Tuttavia, i sistemi idrici mondiali sono sempre più sbilanciati, rendendo le società vulnerabili agli shock idrici e alle tensioni esacerbate dal cambiamento climatico.

Oggi si stima che circa 4 miliardi di persone, per almeno un mese all’anno, soffrono di mancanza d’acqua e quasi 2 miliardi devono fare i conti con la siccità per almeno sei mesi l’anno. Inoltre, ulteriori 3-4 miliardi di persone potrebbero sperimentare una scarsità fisica d’acqua con un riscaldamento globale di 2-4 °C.

La domanda che ci poniamo è: qual è la percezione, da parte dei giovani, della disponibilità e del consumo di acqua ad uso umano a livello globale e a livello personale? L’accresciuta sensibilità verso le tematiche ambientali e il cambiamento climatico ha modificato questa percezione nel tempo?

Incontro con gli amministratori locali in Valchiusella nel progetto GERMONTE 7

Nella serata del 9 febbraio, presso l’ex municipio di Trausella, si è tenuto l’incontro con gli amministratori locali, una delle tappe del progetto GERMONTE 7 alla presenza dell’Università di Torino con i dipartimenti DISAFA e CPS e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nonchè della Regione Piemonte.

Questo progetto è un’iniziativa del MASAF, attuata dalla Regione Piemonte nell’ambito della L. 194/2015 sulla tutela e valorizzazione della biodiversità agricola e alimentare. L’obiettivo è tutelare la biodiversità agricola nazionale — razze animali autoctone e varietà vegetali tradizionali — sostenendo agricoltori e allevatori custodi, valorizzare i territori attraverso il rafforzamento delle filiere locali e il recupero delle conoscenze tradizionali, creare e rafforzare reti locali come le Comunità del Cibo e della Biodiversità, e promuovere attività di divulgazione e sensibilizzazione.

Dopo la presentazione del progetto, ad opera de prof. Lombardi del Dipartimento DISAFA, il momento è proseguito attraverso la presentazione della prima rassegna, attraverso il lavoro della tirocinante Paola, attorno alle Comunità del Cibo in Italia, in un percorso che in base al contesto territoriale d’azione ha delle sue peculiarità. A seguire, grazie alla nostra ricercatrice Veronica Allegretti, si è provveduto ad eseguire un Mentimiter che ha portato alla luce come si potesse immaginare un futuro della Valchiusella capace di evitare lo spopolamento e rafforzare la coesione sociale, integrando i nuovi abitanti. La risposta passa dalla valorizzazione delle risorse locali e dalla creazione di una comunità del cibo fondata su cooperazione, formazione e comunicazione. Il cibo è visto non solo come valore economico, ma anche come sapere condiviso e strumento di relazione. In questo contesto, cittadine e cittadini, produttori e istituzioni possono essere chiamati a collaborare per rafforzare autonomia alimentare, servizi e legami tra montagna e città.

Il mercato porta bene | CCC – Cibo, Cultura e Capitale

CCC – Cibo = Cultura = Capitale torna con un nuovo appuntamento pubblico dedicato ai mercati, inserendosi all’interno della serie dei “Martedì del Cibo”. CCC è un progetto di Ecodallecittà, con i partner Fondazione Comunità Porta Palazzo, Le Fonderie Ozanam e MAiS – Movimento per l’Autosviluppo, l’Interscambio e la Solidarietà; in collaborazione con Panacea Social Farm e Il Mercato Centrale di Torino; con il maggior sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo; in partenariato con Politecnico di Torino – Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale (DIMEAS), PoliTO per il Sociale e LVIA – Servizio di pace.

In questo evento si mostrerà come i mercati siano luoghi chiave della vita urbana e presìdi quotidiani di relazione, accesso al cibo e sostenibilità. Spazi spesso percepiti come residuali o tradizionali, i mercati sono in realtà infrastrutture sociali complesse, capaci di tenere insieme economia locale, lavoro, politiche pubbliche e pratiche di consumo consapevole. In un contesto segnato da trasformazioni profonde dei sistemi alimentari, dalla crisi climatica alle disuguaglianze nell’accesso al cibo, i mercati continuano a rappresentare un punto di contatto diretto tra città, territori e persone.

Martedì 27 gennaio 2026, al Mercato Centrale Torino, l’incontro propone una riflessione articolata sul valore contemporaneo dei mercati, mettendo in dialogo ricerca, progettazione, istituzioni e mondo del commercio ambulante. Il primo momento della serata è dedicato al tema dello spreco alimentare e al ruolo della progettazione come leva di cambiamento. La presentazione del progetto di una bici frullino, sviluppato da studentesse del Politecnico di Torino e del Politecnico di Milano, apre una discussione su come design, tecnologia e pratiche quotidiane possano contribuire a ridare valore alle eccedenze alimentari, trasformando un problema sistemico in occasione di innovazione sociale ed economia circolare.

Il secondo dibattito amplia lo sguardo sul ruolo dei mercati come spazi di sostenibilità e commercio di prossimità, interrogandosi sul loro futuro nelle politiche urbane e alimentari. Il confronto tra amministrazione pubblica, università, associazioni di categoria e rappresentanti dei mercati cittadini permette di affrontare temi centrali come la tenuta economica delle attività ambulanti, il rapporto tra mercati e quartieri, le sfide della transizione ecologica e il valore sociale di questi luoghi come presìdi di prossimità e inclusione.

A chiudere la serata, una cena solidale antispreco, a offerta libera, che traduce in pratica i temi discussi e ribadisce uno degli assunti fondamentali di CCC: il cibo è allo stesso tempo cultura, relazione e capitale sociale. Un momento conviviale che rafforza il legame tra pensiero critico e azione concreta, restituendo ai mercati il loro ruolo di spazi vivi, condivisi e profondamente politici.

Forum Missioni della Città Metropolitana di Torino: la ristorazione scolastica come politica pubblica di area vasta

L’Atlante del Cibo ha partecipato alla seconda conferenza del Forum Missioni della Città Metropolitana di Torino, tenutosi il 20 gennaio nella sede della Città stessa e avente il focus sulla ristorazione scolastica.

La Ristorazione Scolastica come politica pubblica di area vasta

La gestione della ristorazione scolastica sta attraversando un profondo cambiamento di paradigma, passando dall’essere considerata una mera somma di servizi comunali a una vera e propria “politica pubblica di area vasta”. Questo nuovo approccio, promosso dalla Città metropolitana di Torino nell’ambito del Forum Missioni, riconosce la mensa come una “leva strategica” fondamentale per incidere sullo sviluppo economico locale, sulla cultura alimentare e sull’inclusione sociale.

Una visione strategica e integrata

L’obiettivo centrale è quello di “governare in modo condiviso trasformazioni complesse”, traducendo i principi dell’Agenda metropolitana per lo sviluppo sostenibile in azioni concrete. In questa prospettiva, la ristorazione scolastica non è più solo un insieme di problemi tecnici o burocratici, ma diventa una “domanda pubblica strategica” capace di orientare le filiere locali e rafforzare le economie territoriali.

Per rendere operativi questi obiettivi, il confronto territoriale ha evidenziato l’importanza di:

  • Valorizzare la cooperazione territoriale: Mettere in relazione politiche economiche, filiere produttive e servizi pubblici per generare valore pubblico.
  • Utilizzare i Distretti del Cibo: Questi strumenti possono aiutare ad affrontare in modo strutturato la domanda della ristorazione scolastica, inserendola in una pianificazione che interseca anche il sistema educativo.

Uno “spostamento di sguardo”

Il principale risultato del percorso intrapreso non è solo un elenco di soluzioni tecniche, ma un radicale “spostamento di sguardo”: la mensa scolastica deve essere intesa come un sistema integrato che incide contemporaneamente su:

  • Salute dei cittadini;
  • Educazione delle nuove generazioni;
  • Ambiente e sostenibilità;
  • Filiere produttive e organizzazione dei servizi.

Questo quadro di lavoro condiviso permette di riconoscere le criticità strutturali e di orientare politiche coordinate, con l’obiettivo di integrare stabilmente le tematiche legate al cibo all’interno delle strategie di sviluppo del territorio.