Saragozza, 22–23 settembre: dal workshop finale di CIRCLE-Food al kick-off di CIRCFOODJUST

Il 22 e il 23 settembre 2026 il Paraninfo dell’Università di Saragozza (UNIZAR) ha ospitato due incontri consecutivi: il workshop finale del progetto CIRCLE-Food e il kick-off meeting di CIRCFOODJUST. Nella prima giornata il gruppo di lavoro ha discusso e rivisto il Toolkit di CIRCLE-Food. Nella seconda è iniziato il confronto sull’impianto di ricerca del nuovo progetto.

Il workshop finale di CIRCLE-Food

I lavori del 22 settembre sono iniziati alle 11 con la presentazione del CIRCLE-Food Toolkit e con la discussione che ne è seguita. Dopo la pausa pranzo, una sessione di lavoro è stata dedicata alla revisione del Toolkit e alla sua disseminazione. Il programma ha riservato quindi uno spazio specifico a quest’ultimo aspetto, accanto alla verifica dei contenuti.

Il kick-off di CIRCFOODJUST

Il 23 settembre l’incontro si è svolto in formato ibrido, con partecipazione in presenza e online. Dopo la presentazione del progetto, la sessione collaborativa della tarda mattinata ha affrontato le attività di ricerca e quelle territoriali, le domande di ricerca, la metodologia, l’individuazione di stakeholder e casi studio, le attività di co-creazione e il ruolo di Geminae e dei partner non accademici. La sessione si è chiusa con una sintesi degli accordi presi e dei prossimi passi.

Nel pomeriggio un approfondimento sul quadro di ricerca ha ripreso i concetti chiave, le domande di ricerca, l’approccio metodologico e le dimensioni comparative. È seguito un confronto tra partner su contributi, bisogni e opportunità, con attenzione agli stakeholder locali e al supporto richiesto al consorzio. Una sessione è stata dedicata al bando aperto di Horizon Europe. La giornata si è conclusa con una passeggiata informale per Saragozza.

Prossimi passi

Con il workshop di Saragozza si chiude la fase di lavoro su CIRCLE-Food e si apre quella di CIRCFOODJUST, che prevede attività di ricerca e attività territoriali. Per seguire gli aggiornamenti sul progetto, iscriviti alla newsletter.

Una mensa che cambia il sistema: com’è andata la Conferenza in Terra Madre OFF

Una mensa che cambia il sistema: la ristorazione scolastica come politica pubblica

Il 28 settembre 2026 la Sala Stemmi della Città metropolitana di Torino (corso Inghilterra 7) ha ospitato la 1ª Conferenza OFF del Forum Missioni, nell’ambito di Terra Madre Off. Al centro dell’incontro c’era la ristorazione scolastica e la sua capacità di generare azione pubblica sul territorio. Amministratrici e amministratori, esperte ed esperti si sono confrontati a partire da esperienze concrete.

Perché la ristorazione scolastica è una politica pubblica

La mensa è spesso trattata come un servizio da gestire. I dati la descrivono invece come una delle principali politiche pubbliche ordinarie di un territorio. Secondo la presentazione di IRES Piemonte e Città metropolitana di Torino del 20 gennaio 2026, nei Comuni analizzati si servono circa 11 milioni di pasti all’anno (dato su 90 Comuni). Gli appalti valgono circa 76 milioni di euro annui (dato su 114 Comuni), con una spesa media stimata di circa 670 euro per studentessa e studente. Sull’intera area metropolitana il valore potenzialmente mobilitato supera i 120 milioni di euro l’anno.

In una spesa così ampia e ricorrente, ogni scelta di acquisto incide su salute, ambiente, filiere locali e lavoro.

Il punto di partenza: la Conferenza del 20 gennaio 2026

La seconda Conferenza del Forum Missioni aveva fatto emergere due evidenze.

  1. La ristorazione scolastica è più di un servizio. Nelle scelte di ogni amministrazione si incrociano risorse pubbliche, salute ed educazione, ambiente, filiere, economie locali, lavoro e contrasto alle disuguaglianze.
  2. Gli spazi di iniziativa esistono, ma vanno costruiti. Risorse limitate, competenze frammentate e procedure complesse rendono difficile tradurre le connessioni tra politiche in capacità concreta di azione. Alcuni territori sperimentano però usi innovativi degli strumenti disponibili e nuove forme di collaborazione.

La Conferenza Terra Madre OFF: dalle esperienze alle possibilità di azione

La Conferenza OFF ha fatto un passo avanti. È partita da esperienze concrete per capire quali spazi di iniziativa i territori possano aprire e a quali condizioni. Il richiamo culturale è la frase di Carlo Petrini del 2009: «Terra Madre è politica».

Il programma e le voci

Ha moderato Alessia Toldo (Università degli Studi di Torino).

Perché una mensa può cambiare il sistema

  • Jacopo Suppo (Città metropolitana di Torino): la ristorazione scolastica come leva per il territorio
  • Alessandro Ciro Sciretti (IRES Piemonte): cambiare sguardo, cambiare passo, cioè le politiche locali di fronte alle sfide globali

Quattro esperienze, quattro possibilità di azione pubblica

  • Patrizia Dal Santo (Comune di Ivrea): conoscere il mercato per costruire la domanda pubblica
  • Arnaldo Cirillo (Comune di Settimo Torinese): costruire le scelte con cittadine, cittadini e comunità
  • Sonia Cambursano (Città metropolitana di Torino): connettere domanda pubblica, filiere e politiche territoriali
  • Jacopo Suppo (Progetto Pilota Valsusa): cooperare per rafforzare la capacità pubblica

Il confronto finale con amministratrici, amministratori e attori del territorio è stato seguito dalle conclusioni e da un aperitivo di networking.

A chi si rivolgeva

La Conferenza era pensata per amministratrici e amministratori comunali e per i vertici di organizzazioni pubbliche e private che concorrono alle politiche pubbliche su questi temi. Per restare aggiornata o aggiornato sul percorso del Forum Missioni scrivi ad agenda.svs@cittametropolitana.torino.it.

Atlante del Cibo a Terra Madre 2026

Dialoghi di policy

Atlante del Cibo ha seguito da vicino Terra Madre Salone del Gusto 2026, presente a quattordici appuntamenti sulle politiche alimentari tra giovedì 24 e sabato 26 settembre, con la partecipazione di Riccardo Bruno, Veronica Allegretti, Beatrice Ferlaino ed Egidio Dansero. Diverse sessioni hanno messo a confronto amministrazioni comunali, ministeri e reti internazionali sulle politiche alimentari delle città: da CLEVERFOOD, dedicato ai dialoghi di policy in sette Paesi europei, fino a Territori che trasformano e passando con La via italiana alle food policy, un doppio appuntamento sull’evoluzione della governance del cibo nelle città italiane.

Filiere e cooperazione internazionale

Il tema della filiera corta è tornato al centro con Dalla terra alla città, dedicato ai mercati contadini come infrastrutture pubbliche, e con Piattaforma mediterranea, il workshop che ha messo in rete sindaci e territori del Mediterraneo attorno ai sistemi locali del cibo. Sul fronte della cooperazione internazionale, il progetto RACINeS ha raccontato il lavoro con sette comuni senegalesi, prima nell’incontro dedicato alla governance del cibo e poi nello showcooking Dal campo al piatto, tra miglio, patata dolce e moringa; mentre il progetto Akli Baladi ha portato la cooperazione decentrata tra città italiane e palestinesi, con il panel Akli Baladi: il cibo come ponte tra culture alimentari del Mediterraneo e lo showcooking Olio, dattero, miele raccontano la Palestina — lo stesso progetto alla base della moderazione di Riccardo Bruno al panel Dalla terra alla città.

Lavoro e diritto al cibo

Le professioni del cibo e Cibo, impresa e lavoro hanno raccontato formazione, corridoi lavorativi e imprese sociali nel settore alimentare, tra startup, inserimento lavorativo e progetti di economia carceraria. A chiudere il filo delle politiche sociali, Good Food for All ha presentato l’Iniziativa dei Cittadini Europei per il diritto al cibo, mentre Dal diritto al cibo adeguato al welfare di comunità ha guardato alle reti territoriali contro la povertà alimentare.

Da Dakar a Torino: RACINeS e una settimana di cibo e cooperazione

Ci sono modi di leggere un sistema alimentare che non passano dai grafici: passano dai posti dove il cibo si compra, si vende, si scarta, si trasforma. È il taglio scelto per accogliere a Torino la delegazione senegalese di RACINeS, il progetto che accompagna sette comunità locali del Senegal nella costruzione di nuove politiche alimentari.

Si è partiti dall’ingrosso. Al CAAT, il Centro Agroalimentare di Torino, la delegazione ha visto la filiera ortofrutticola da dietro le quinte, incontrando i responsabili del sito per capire come funzionano approvvigionamento e vendite e che impatto hanno sul territorio. Poi Porta Palazzo, il mercato che di quella filiera è la vetrina, insieme al mercato dei produttori, e il pranzo leggero nella sede di Eco dalle Città. Stesso cibo, due modi di venderlo: messi uno accanto all’altro si capiscono meglio. Insieme, alcuni momenti di riflessione e approfondimento al Campus Luigi Einaudi per approfondire i temi piu importanti delle food policies.

Mercoledì 23 la delegazione si è divisa e il Piemonte si è aperto a ventaglio. Ad Asti si sono celebrati i vent’anni di cooperazione con Coubalan, tra il mercato di Campagna Amica, aziende agricole e un mulino con produzione di pasta. A Santena e Carmagnola, tra scuole, centro di raccolta differenziata e siti di stoccaggio degli scarti agricoli e urbani, il cibo è stato guardato dalla fine della filiera. A Poirino è stato firmato il gemellaggio con Kafountine, tra un progetto di riciclo della plastica, uno stagno di tinche e un aperitivo italo-senegalese. A Nichelino, alla Festa di San Matteo, sono arrivati il miele di “Nichelino Fertile” e una cena preparata da una cuoca senegalese. Sul Lago d’Orta, a Orta San Giulio, c’è stata la visita per la delegazione di Walaldé.

Poi Terra Madre, dove tra giovedì e sabato il Senegal ha preso la parola: i trent’anni di cooperazione tra Piemonte e Senegal, la tavola rotonda sui sistemi alimentari locali e, infine, la cucina, con miglio, patata dolce e moringa nello show cooking di Bintou Ndiaye e Mariama Fatty. In mezzo, venerdì sera a Rivalta di Torino, nel chiostro di un ex monastero, il lancio del progetto di cooperazione decentrata con Loul Sessène: testimonianze di giovani italiani e senegalesi, biblioteca vivente, cena e percussioni.

Per chi si occupa di geografie del cibo il filo è questo: un sistema alimentare si capisce attraversandolo, dal mercato all’ingrosso al chiostro di un monastero.

Da Torino a Tunisi: l’Atlante del Cibo al Consortium Meeting di AfriFOODlinks

Dal 21 al 25 settembre 2026, Dar Lasram, storico palazzo nel cuore della Medina di Tunisi, ha ospitato il Consortium Meeting conclusivo di AfriFOODlinks, il progetto finanziato dall’Unione Europea e coordinato da ICLEI Africa che da quattro anni lavora sulla trasformazione dei sistemi alimentari urbani nel continente africano. Tra i partecipanti, anche Karl Krähmer, ricercatore dell’Università di Torino, in rappresentanza dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana.

La settimana è stata organizzata in tre momenti distinti. Lunedì e martedì il consorzio si è riunito a porte chiuse per un bilancio dei quattro anni di lavoro: una “reflective journey” attraverso i venti Work Package del progetto e le venti città africane coinvolte, seguita da una riflessione sul processo e sul ruolo futuro del network nelle politiche alimentari urbane del continente.

Mercoledì 23 il meeting si è aperto verso l’esterno con il Summit Open Day: benvenuto ufficiale delle autorità tunisine e dell’Università di Tunisi El Manar, interventi della FAO, di rappresentanti cittadini e della Commissione Europea, e una tavola rotonda su AfriFOODlinks come punto di riferimento per la trasformazione dei sistemi alimentari urbani in Africa — dalla conoscenza condivisa tra città alla governance decentrata del cibo. La giornata si è conclusa con una visita sul campo tra i panifici della Medina, per osservare da vicino un progetto pilota di riformulazione del pane, prima di una serata di musica e convivialità.

Il cuore analitico dell’incontro si è però concentrato in giovedì 24 e venerdì 25, dedicati alla Learning Conference. Due giorni pensati non per celebrare soltanto i risultati raggiunti, ma per interrogarsi su come si costruisce conoscenza sui sistemi alimentari quando la ricerca nasce e si sviluppa direttamente in Africa, invece che essere importata da istituzioni esterne al continente — un principio che il progetto rivendica esplicitamente fin dalla sua proposta originaria. Tra i temi discussi nei panel e nei gruppi di lavoro: il rapporto tra giovani e cibo, le pratiche di co-progettazione, l’integrazione del cibo nella pianificazione urbana, l’innovazione nei sistemi alimentari e, nella giornata conclusiva, le lezioni apprese sul piano delle politiche pubbliche.

È proprio su questo terreno — le politiche del cibo come oggetto di ricerca applicata e di governance territoriale — che il lavoro dell’Atlante del Cibo trova un naturale punto di incontro con AfriFOODlinks. Se a Torino l’Atlante ha costruito negli anni un metodo per analizzare, mappare e orientare le politiche alimentari metropolitane, a Tunisi lo stesso tipo di domande viene posto su scala continentale, moltiplicato per venti contesti urbani diversi: chi decide cosa mangiamo, con quali strumenti si costruisce conoscenza condivisa, e come si passa dalla ricerca all’azione politica.

La partecipazione di Karl Krähmer al meeting si inserisce in questo scambio: un’occasione per portare a Tunisi l’esperienza torinese sulle politiche locali del cibo, e per riportare a Torino uno sguardo su come le stesse domande vengano affrontate in contesti urbani africani, spesso con soluzioni più innovative di quanto la letteratura accademica del Nord globale sia disposta a riconoscere. Un rapporto, quello con il progetto Afrifoodlinks che si rinnova a promuove anche a seguito del report prodotto da Karl proprio partire dagli input di progetto e che potete trovare qui (nella versione in inglese: https://www.atlantedelcibo.it/torino/afrifoodlinks-il-sistema-del-cibo-di-torino-tra-locale-e-globale/

Il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo sul sistema alimentare della città metropolitana di Torino

Quanto sappiamo davvero di come mangia Torino, di dove arriva il suo cibo e di chi decide le politiche alimentari della città? A queste domande prova a rispondere il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana, l’ultimo capitolo di una collana di ricerca che da anni monitora il sistema del cibo torinese.

Cos’è il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo

Il rapporto è curato da Karl Krähmer (Università di Torino), con la supervisione scientifica di Egidio Dansero e i contributi di Giuseppina Bifulco, Veronica Allegretti, Luca Battisti e Federico Cuomo, tutti afferenti al Food Studies Lab dell’Università di Torino. È la quinta uscita della Collana Atlante del Cibo, pubblicata nel 2026 e liberamente scaricabile, in una versione italiana tradotta e rivista del report inglese “Food System Analysis City of Turin”. Il lavoro nasce nell’ambito dei progetti AfriFOODlinks e PNRR-Agritech.

Un approccio multiscalare: oltre i confini comunali

Uno dei tratti distintivi del rapporto è la scelta di non fermarsi ai confini amministrativi del Comune. Torino, con quasi un milione di abitanti e quarta città italiana per popolazione, non ospita al suo interno un’agricoltura significativa: per questo l’analisi guarda anche alla scala più ampia della Città Metropolitana, dove si concentra una produzione agricola diversificata e rilevante. È questo doppio livello di osservazione — comunale e metropolitano — a rendere il rapporto una fotografia più completa del sistema alimentare.

I punti di forza del sistema alimentare torinese

Tra gli elementi positivi che emergono dall’analisi SWOT del rapporto:

  • un sistema agricolo forte e diversificato nell’area metropolitana;
  • un numero elevato di prodotti tipici legati a territori e tecniche specifiche;
  • un’agricoltura urbana che, pur marginale sul piano produttivo, offre servizi ecosistemici e funzioni sociali ed educative importanti;
  • una cultura consolidata dei mercati rionali e all’aperto, di cui il mercato di Porta Palazzo è l’espressione più emblematica;
  • un settore del cibo economicamente rilevante, in cui il caffè — prodotto di importazione — è diventato identitario della città.

Le fragilità: diversità agricola a rischio e mercati cittadini indeboliti dalle scelte di consumo

Accanto ai punti di forza, il rapporto individua criticità strutturali: la diversità agricola dell’area è minacciata da una doppia dinamica di abbandono nelle zone alpine e intensificazione nelle pianure, con conseguente riduzione delle superfici coltivate e concentrazione della proprietà. L’agricoltura biologica resta sotto la media nazionale, l’accesso a terreni per l’orticoltura urbana è limitato, e la crescita di supermercati e centri commerciali ha progressivamente indebolito i mercati cittadini come canale distributivo principale.

Cibo e salute: cosa dicono i dati

Il capitolo dedicato alla salute mostra un quadro in cui la sottonutrizione è un fenomeno marginale (circa il 2% della popolazione italiana), mentre pesano di più altre forme di malnutrizione: consumo insufficiente di verdura, legumi, frutta secca e cereali integrali, a fronte di un consumo eccessivo di carne rossa. Nel 2023 in Italia il 33% della popolazione risultava in sovrappeso e il 10% obesa (in Piemonte rispettivamente 29% e 9%), valori sostanzialmente stabili dal 2008. Sul fronte infantile, l’Italia è il quarto Paese europeo per obesità tra i bambini. Il rapporto segnala inoltre che il consumo di carne in Italia è pari a undici volte le raccomandazioni della Commissione EAT-Lancet per una dieta sana e sostenibile, pur distinguendo tra allevamento intensivo e il sistema dei pascoli alpini, più sostenibile e legato a circa un terzo dei capi bovini piemontesi.

Le sfide ambientali e climatiche

La crisi climatica è identificata come una delle minacce principali per il sistema alimentare torinese: l’aumento delle temperature, la siccità prolungata e gli eventi di precipitazione estrema mettono a rischio sia la sicurezza alimentare sia la qualità dei prodotti tipici locali. Gli stessi rischi si estendono a beni importati come il grano e il caffè, cruciali per l’economia alimentare cittadina, mentre nuove tensioni sul commercio internazionale rappresentano un ulteriore fattore di instabilità per le filiere.

Verso politiche alimentari più integrate

Torino ha aderito fin dal 2015 al Milan Urban Food Policy Pact e ha inserito il diritto al cibo nel proprio statuto comunale. Negli anni si sono sviluppate strutture e processi come lo stesso Atlante del Cibo di Torino, il GIPA (Gruppo Interdipartimentale per le Politiche Alimentari) e la rete PunTO al Cibo. Restano però difficoltà nel tradurre questa base di conoscenza in politiche realmente integrate: un limite legato, anche, alla debole organizzazione del settore privato attorno a questi processi. Alla scala metropolitana, iniziative come i distretti del cibo mostrano potenzialità ancora poco sviluppate rispetto a quanto avviene a livello comunale.

Conclusioni: una domanda ancora aperta

Il rapporto si chiude con una domanda aperta: la molteplicità di percorsi e attori attivati negli ultimi dieci anni a Torino riuscirà a produrre politiche capaci di sostenere insieme l’economia locale, la qualità e diversità dell’offerta alimentare e la sostenibilità ecologica del sistema del cibo? Per gli autori, potrebbe essere il momento di fare “un salto di scala”, mettendo a frutto un decennio di conoscenza accumulata.

Il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana è disponibile gratuitamente

Webinar “Dialoghi dalla terra: Politiche locali del cibo in Argentina e in Italia”

Nell’ambito della collaborazione tra FLACSO Argentina, l’Unión de Trabajadores y Trabajadoras de la Tierra de Argentina e l’Università di Torino, Italia, vi invitiamo a partecipare al webinar “Dialoghi dalla terra: Politiche locali del cibo in Argentina e in Italia” che si terrà mercoledì 16 settembre alle ore 18.00 (ora italiana).

L’incontro intende aprire uno spazio di riflessione collettiva e di pensiero critico sulle sfide che le politiche alimentari a livello locale affrontano oggi in diversi contesti globali, approfondendo gli approcci accademici al loro studio e il ruolo delle organizzazioni della società civile nei due Paesi.

La proposta mira a favorire un dialogo plurale capace di mettere in relazione le voci e i contributi del mondo accademico e dei movimenti sociali, con l’obiettivo di riflettere insieme su alternative che consentano di avanzare verso modelli di sviluppo più inclusivi, sostenibili e sovrani.

Relatori e relatrici

  • Egidio Dansero (Università di Torino, Italia)
  • Agustina Gradin (FLACSO, Argentina)
  • Diego Montón (Movimiento Nacional Campesino Indígena – Somos Tierra, Argentina)
  • Francesca Gori (Rete Semi Rurali, Italia)

Partecipazione è libera e gratuita.

Per registrarsi, si prega di compilare il seguente modulo: https://forms.gle/W64XyUD9uFpBvugM6

Torino ha ospitato il II Workshop CIRCLE-Food: ecco com’è andata

Si è concluso a Torino il secondo incontro internazionale del progetto CIRCLE-Food, due giorni intensi di lavoro condiviso tra ricercatori e partner provenienti da Italia, Francia, Spagna e Romania. L’obiettivo era chiaro: trasformare mesi di ricerca e mappatura in qualcosa di concreto e utile — un toolkit per le piccole imprese del settore agroalimentare che vogliono intraprendere un percorso di economia circolare.

Primo giorno: dalla mappa al tavolo di lavoro

La mattina del 23 aprile si è aperta con la sintesi dei risultati della fase di mappatura: 60 iniziative censite in quattro città europee attraverso la piattaforma FirstLife (atlantidelcibo.firstlife.org). Upcycling, redistribuzione degli sprechi, filiere corte — strategie diverse che raccontano un’Europa che sperimenta, ciascuna a modo suo.

È emerso subito un dato interessante: Torino e Timișoara si confermano realtà city-centric, con gli attori circolari concentrati nel tessuto urbano, mentre Chambéry e Zaragoza sono territory-centric, con catene del valore che partono dalle aree rurali e montane per arrivare ai consumatori in città.

Il la prima mattina e il pomeriggio è stato dedicato alle due sessioni di co-progettazione del CIRCLE-Food Toolkit. Per oltre tre ore, i partner hanno lavorato fianco a fianco per definire struttura e contenuti di quello che diventerà la guida pratica del progetto: sette sezioni, dal quadro teorico alle best practice città per città, fino alle raccomandazioni di policy. Una domanda ha attraversato tutta la discussione: esiste un modello europeo di economia circolare alimentare che stia emergendo, o le differenze tra contesti locali sono ancora troppo profonde?

A chiudere il pomeriggio, l’intervento di Mercato Circolare, realtà torinese che ha portato in sala la voce diretta di chi l’economia circolare la pratica ogni giorno.

Secondo giorno: dalla teoria al campo

Il 24 aprile ha cambiato ritmo e location. Il gruppo si è spostato al Campus Luigi Einaudi, dove un seminario mattutino ha approfondito il legame tra sistema alimentare urbano, innovazione sociale ed economia circolare — il quadro teorico che orienta l’intero progetto.

Il momento più vivo della giornata è stata la visita al progetto RePoPP a Porta Palazzo: un esempio concreto di riduzione degli sprechi alimentari nel cuore di Torino, tra banchi di mercato, reti di solidarietà e pratiche circolari radicate nel quartiere. Esattamente il tipo di esperienza che il toolkit vuole documentare e rendere replicabile altrove.

Il pomeriggio ha chiuso i lavori con la sessione dedicata ai prossimi passi: grant, attività future e preparazione dell’evento a settembre 2026.

FOOD REBORN COMMUNITY CARE Strumenti innovativi di economia sociale per contrastare la povertà alimentare, lo spreco e la produzione di rifiuti nei contesti urbani

Martedì 14 aprile 2026, al Mercato Centrale di Torino, si chiude un ciclo. L’ultimo appuntamento del progetto CCC – Cibo = Cultura = Capitale (inserito all’interno dei “Martedì del Cibo” dell’Atlante) raduna, nello Spazio Fare di Piazza della Repubblica, ricercatrici universitari, imprese sociali, mense solidali e cuochi di comunità per ragionare insieme su una delle questioni più urgenti del metabolismo urbano torinese: come trasformare lo scarto in risorsa, e la fragilità alimentare in coesione sociale.

Un progetto, molte voci

CCC è stato un percorso di incontri e costruzione di relazioni che ha messo al tavolo — spesso alla lettera — soggetti che raramente si trovano a dialogare: il mondo accademico, il terzo settore, le istituzioni scolastiche, le comunità di migranti. L’ultima serata ne restituisce la densità in tre momenti distinti.

Il primo, dalle 18.30, è il panel Food Reborn Community Care, dedicato agli strumenti di economia sociale per contrastare povertà alimentare, spreco e produzione di rifiuti in contesto urbano. Intervengono Alessia Toldo (UniTo, Dipartimento di Culture Politica e Società) e Cristina Viano (UniTo, Dipartimento di Informatica), insieme ad Alessio Follini di WeCo Impresa Sociale. Portano la loro esperienza diretta due mense solidali che operano sul territorio: Almaterra, rappresentata da Maria Paola Ciafardoni, e Trivero16 – Mensa Pop, con Mauro Valle. Modera Luigi Vendola di Eco dalle Città.

Il secondo momento è la presentazione del progetto ERASMUS+ “ZEROWASTE” a cura dell’Istituto Comprensivo Regio Parco — un segnale importante: la cultura del recupero si costruisce anche (e soprattutto) nelle scuole.

La serata si chiude, dalle 20.00, con una cena solidale antispreco: Chef Omar, insieme al collettivo degli Ecomori, cucina con frutta e verdura recuperata. Offerta libera e consapevole.

Per info e prenotazioni: tel/whatsapp 345 768 6059 — info@ecodallecitta.it

Il racconto della presentazione del Volume “Povertà alimentare a Torino” presso Urban Lab

Giovedì 26 marzo, l’Atlante del Cibo, in collaborazione con Urban Lab, ha presentato il volume “Povertà alimentare a Torino. Analisi per pratiche trasformative delle disuguaglianze urbane”. 

La serata, introdotta da Alessia Toldo (Università di Torino), si è sviluppata attorno ai 5 interventi da parte delle autrici e degli autori del volume, provenienti da discipline scientifiche diverse: Veronica Allegretti (Università di Torino), Giuseppina Bifulco (Università Bicocca di Milano), Maria Basile (Università di Pisa), Ginevra Montefusco (Università di Padova) e Cristian Campagnaro (Politecnico di Torino). 

L’obiettivo era quello di investigare le diverse dimensioni in cui la povertà alimentare si manifesta, da quella materiale, a quella sociale e politica.

Il primo intervento, di Veronica Allegretti (sociologa), ha presentato un capitolo del libro in cui viene descritta una ricerca svolta a Torino rispetto alla profilazione delle persone destinatarie di aiuti e assistenza alimentare.

Nel secondo intervento, Giuseppina Bifulco ha invece illustrato gli obiettivi e i risultati della sua ricerca socio-spaziale in cui ha mappato le entità solidali impegnate a erogare servizi di assistenza alimentare nella città di Torino. Interessante in questo discorso è il ruolo centrale svolto dalle eccedenze all’interno di tutto il sistema di aiuti.

Il terzo intervento è stato dedicato alla presentazione del capitolo di Maria Basile, la quale ha svolto una ricerca antropologica in Barriera di Milano durante il periodo Covid, e che si è interrogata sui sistemi e i modelli di welfare alimentare durante la fase emergenziale di pandemia. 

Anche il quarto intervento, da parte di Ginevra Montefusco (dottoranda in geografia), ha esposto una ricerca condotta in Barriera di Milano, considerando i Bagni Pubblici di Via Agliè e l’orto urbano il “Boschetto”, luoghi ad alto potenziale trasformativo dove il cibo diventa un bisogno condiviso e uno strumento di cura.  

L’ultimo intervento è arrivato da Cristian Campagnaro. L’autore ha presentato il suo capitolo che parte da un progetto ormai undecennale sul tema della povertà alimentare tra i senza dimora a Torino. Al centro del contributo, l’importanza del cosiddetto pasto diurno certo, esplorando le sfide legate all’accesso al cibo in termini di quantità, qualità, continuità e competenze nutrizionali delle persone beneficiarie.

A chiudere la serata è stato infine il prezioso intervento di Tiziana Ciampolini (consigliera comunale di Torino), a cui è stato riservato il compito di mettere insieme i cinque interventi delle autrici e autori del volume, dando suggestioni rispetto al modo in cui la ricerca può dialogare con la pubblica amministrazione e le sue scelte politiche. Come suggerito da Tiziana Ciampolini, il cibo riorganizza i sistemi e orienta le scelte politiche: una politica del cibo non può che essere intersettoriale, capace di tenere insieme bisogni complessi che il welfare tradizionale, nella sua curvatura assistenzialistica, non riesce più a soddisfare da solo.