Il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo sul sistema alimentare della città metropolitana di Torino

Quanto sappiamo davvero di come mangia Torino, di dove arriva il suo cibo e di chi decide le politiche alimentari della città? A queste domande prova a rispondere il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana, l’ultimo capitolo di una collana di ricerca che da anni monitora il sistema del cibo torinese.

Cos’è il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo

Il rapporto è curato da Karl Krähmer (Università di Torino), con la supervisione scientifica di Egidio Dansero e i contributi di Giuseppina Bifulco, Veronica Allegretti, Luca Battisti e Federico Cuomo, tutti afferenti al Food Studies Lab dell’Università di Torino. È la quinta uscita della Collana Atlante del Cibo, pubblicata nel 2026 e liberamente scaricabile, in una versione italiana tradotta e rivista del report inglese “Food System Analysis City of Turin”. Il lavoro nasce nell’ambito dei progetti AfriFOODlinks e PNRR-Agritech.

Un approccio multiscalare: oltre i confini comunali

Uno dei tratti distintivi del rapporto è la scelta di non fermarsi ai confini amministrativi del Comune. Torino, con quasi un milione di abitanti e quarta città italiana per popolazione, non ospita al suo interno un’agricoltura significativa: per questo l’analisi guarda anche alla scala più ampia della Città Metropolitana, dove si concentra una produzione agricola diversificata e rilevante. È questo doppio livello di osservazione — comunale e metropolitano — a rendere il rapporto una fotografia più completa del sistema alimentare.

I punti di forza del sistema alimentare torinese

Tra gli elementi positivi che emergono dall’analisi SWOT del rapporto:

  • un sistema agricolo forte e diversificato nell’area metropolitana;
  • un numero elevato di prodotti tipici legati a territori e tecniche specifiche;
  • un’agricoltura urbana che, pur marginale sul piano produttivo, offre servizi ecosistemici e funzioni sociali ed educative importanti;
  • una cultura consolidata dei mercati rionali e all’aperto, di cui il mercato di Porta Palazzo è l’espressione più emblematica;
  • un settore del cibo economicamente rilevante, in cui il caffè — prodotto di importazione — è diventato identitario della città.

Le fragilità: diversità agricola a rischio e mercati cittadini indeboliti dalle scelte di consumo

Accanto ai punti di forza, il rapporto individua criticità strutturali: la diversità agricola dell’area è minacciata da una doppia dinamica di abbandono nelle zone alpine e intensificazione nelle pianure, con conseguente riduzione delle superfici coltivate e concentrazione della proprietà. L’agricoltura biologica resta sotto la media nazionale, l’accesso a terreni per l’orticoltura urbana è limitato, e la crescita di supermercati e centri commerciali ha progressivamente indebolito i mercati cittadini come canale distributivo principale.

Cibo e salute: cosa dicono i dati

Il capitolo dedicato alla salute mostra un quadro in cui la sottonutrizione è un fenomeno marginale (circa il 2% della popolazione italiana), mentre pesano di più altre forme di malnutrizione: consumo insufficiente di verdura, legumi, frutta secca e cereali integrali, a fronte di un consumo eccessivo di carne rossa. Nel 2023 in Italia il 33% della popolazione risultava in sovrappeso e il 10% obesa (in Piemonte rispettivamente 29% e 9%), valori sostanzialmente stabili dal 2008. Sul fronte infantile, l’Italia è il quarto Paese europeo per obesità tra i bambini. Il rapporto segnala inoltre che il consumo di carne in Italia è pari a undici volte le raccomandazioni della Commissione EAT-Lancet per una dieta sana e sostenibile, pur distinguendo tra allevamento intensivo e il sistema dei pascoli alpini, più sostenibile e legato a circa un terzo dei capi bovini piemontesi.

Le sfide ambientali e climatiche

La crisi climatica è identificata come una delle minacce principali per il sistema alimentare torinese: l’aumento delle temperature, la siccità prolungata e gli eventi di precipitazione estrema mettono a rischio sia la sicurezza alimentare sia la qualità dei prodotti tipici locali. Gli stessi rischi si estendono a beni importati come il grano e il caffè, cruciali per l’economia alimentare cittadina, mentre nuove tensioni sul commercio internazionale rappresentano un ulteriore fattore di instabilità per le filiere.

Verso politiche alimentari più integrate

Torino ha aderito fin dal 2015 al Milan Urban Food Policy Pact e ha inserito il diritto al cibo nel proprio statuto comunale. Negli anni si sono sviluppate strutture e processi come lo stesso Atlante del Cibo di Torino, il GIPA (Gruppo Interdipartimentale per le Politiche Alimentari) e la rete PunTO al Cibo. Restano però difficoltà nel tradurre questa base di conoscenza in politiche realmente integrate: un limite legato, anche, alla debole organizzazione del settore privato attorno a questi processi. Alla scala metropolitana, iniziative come i distretti del cibo mostrano potenzialità ancora poco sviluppate rispetto a quanto avviene a livello comunale.

Conclusioni: una domanda ancora aperta

Il rapporto si chiude con una domanda aperta: la molteplicità di percorsi e attori attivati negli ultimi dieci anni a Torino riuscirà a produrre politiche capaci di sostenere insieme l’economia locale, la qualità e diversità dell’offerta alimentare e la sostenibilità ecologica del sistema del cibo? Per gli autori, potrebbe essere il momento di fare “un salto di scala”, mettendo a frutto un decennio di conoscenza accumulata.

Il Rapporto V/2026 dell’Atlante del Cibo di Torino Metropolitana è disponibile gratuitamente